Robert Capa in Sicilia 1943-1944: Simbolo di tutti i fotoreporter in mostra a Troina

La mostra dedicata al grande fotoreporter Robert Capa, nato in Ungheria nel 1913 con il nome di Endre Ernò Friedman, padre del fotogiornalismo moderno, dopo Roma, Genova, Firenze e Milano, approderà anche Troina, provincia di Enna, dove una selezione di 78 fotografie, in bianco e nero, saranno ospitate presso La Torre Capitania in via Conte Ruggero, dal 4 luglio al 13 settembre. L’iniziativa del Comune di Troina è in collaborazione con la Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e il Museo Nazionale Ungherese di Budapest.
La mostra di Troina è l’unica esposizione di tutta l’Italia meridionale e per noi siciliani uno degli appuntamenti culturali più importanti soprattutto per gli appassionati di storia e fotografia.
Settantotto scatti dove ritraggono scorci della città in macerie e documentano la resa dei tedeschi e la fuga dei civili troinesi nel tentativo di sottrarsi ai bombardamenti, mostrano una guerra subita dalla gente comune, piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, soldati e civili vittime della stessa strage, immagini che colpiscono per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda, John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune foto di Robert Capa scrisse: “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino.”

La notte del ’43 arriva in Sicilia, a bordo di un piccolo aereo con pochi soldati, si lancia col suo paracadute, ma atterra su un albero, dove rimane sino all’indomani, quando gli altri paracadutisti lo trovano e lo aiutano a scendere.
Quando arrivano i militari della prima divisione americana, si unisce a loro e avanza verso gli importanti obiettivi militari della campagna di Sicilia. Aveva allestito una camera oscura in una piccola tenda, dove il calore era insopportabile. Per impedire allo sviluppo di bollire, avevano fatto requisire due enormi blocchi di ghiaccio alla mensa dei sottufficiali. Le sue prima copie furono stampate appena in tempo prima che il ghiaccio si sciogliesse, “diedi un occhiata alle mie foto. Erano Leggermente fuori fuoco, un po’ sottoesposte e la composizione della foto non era certamente un opera d’arte. Ma erano le uniche fino quel momento disponibili dell’invasione della Sicilia…”
Dopo tre settimane dallo sbarco, si avvia alla ricerca della nuova battaglia da fissare sulla pellicola. Gli americani stavano combattendo a Troina.
Per 6 giorni Troina, dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia, è campo di una storica battaglia tra la resistenza di un nucleo di tedeschi arroccati in paese e un gruppo di soldati americani che avanzavano verso Messina, la città ridotta in macerie e la popolazione decimata, persero la vita oltre centro civili tra anziani, donne e bambini, vittime di una stessa strage. Robert Capa è il testimone che ha immortalato con degli scatti questo pezzo di storia siciliana.
Il servizio giornalistico dedicato alla “Battaglia di Troina” venne pubblicato, nell’agosto del ’43, sulla rivista americana LIFE.

Andrea Camilleri ricorda così l’incontro con il fotografo Robert Capa nella Valle dei Templi di Agrigento: ”Nella luce abbagliante di quella mattina di luglio… […] c’era un soldato americano che stava fotografando il tempio. O almeno tentava. […] A un tratto si mise a correre, si fermò, cercò un’altra angolazione. […] Io lo guardavo meravigliato. Il tempio quello era, bastava fotografarlo e via. Che cercava? Doveva essere un siciliano, lo si capiva dai tratti, forse voleva portare un ricordo ai suoi familiari in America. In quel momento, fummo assordati da un rumore di aerei e di spari. […] Mi gettai a terra . Anche il soldato si gettò a terra, ma, al contrario di me, a pancia all’aria. Scattava fotografie una appresso all’altra senza la minima indecisione, la macchina tra le sue mani era un’arma, una mitragliatrice. Poi i due aerei scomparvero. Ci rialzammo, gli dissi qualcosa in dialetto. Non capì. Io non parlo inglese, ma qualche parola la capisco. Mi spiegò che era un fotografo di guerra. Mi scrisse su un pezzetto di carta il suo nome: Robert Capa. Per me, allora, un perfetto sconosciuto. […] Adesso, se mi capita di guardare una delle foto «siciliane» di Capa, di quei giorni risento persino gli odori, ricordo i suoni, le parole, i rumori”.

Capa ha saputo guardare da vicino gli eventi, affiancandosi al dolore: “se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino” diceva Robert Capa.
Nel suo diario, pubblicato qualche anno dopo con il titolo «Leggermente fuori fuoco (Slightly out of focus) sulla battaglia di Troina, in Sicilia, scrisse: «Era la prima volta che seguivo un attacco dall’inizio alla fine, fu l’occasione per scattare ottime foto. Erano immagini molto semplici. Mostravano quanto noiosa e poco spettacolare fosse in verità la guerra», con stile ironico e accattivante raccontò la sua vita, le peripezie di viaggio, gli incontri fatti, l’atmosfera di quel periodo cruciale.
Capa, con il suo spiccato senso dell’umorismo, trasse il titolo delle sue memorie di guerra, da una frase: “leggermente fuori fuoco, a causa del tremito della mano dell’autore”, che commentava le 11 foto dalle 72 scattate, il 6 giugno 1944 il “D DAY”, apparse su LIFE, perché per un errore distrusse i due rulli di negativi.
Attraverso la fotografia ha mostrato la scelleratezza della guerra da lui stesso definita “ un inferno che gli uomini si sono creati da soli”.
Fotografò raramente la morte e i feriti, ma si concentrò invece sui sopravvissuti che continuavano la propria vita nonostante le difficoltà e le distruzioni. Possedeva la straordinaria capacità di documentare le sofferenze dei civili innocenti, in particolare modo dei bambini.
Il suo obiettivo era di ridare un senso umano e personale alla guerra fotografando anche un singolo individuo mentre è in azione, facendo strette inquadrature sulle espressioni facciali.

Nel 1938 Robert Capa ha solo 25 anni quando la rivista britannica Picture Post lo proclama il più grande fotografo di guerra al mondo per i suoi recenti reportage sulla guerra civile spagnola, aveva seguita il conflitto sin dall’inizio, avvolte anche con la sua compagna la fotoreporter tedesca Gerda Taro, che muore in Spagna, nel luglio del 1937, schiacciata da un carro armato, mentre fotografa la ritirata nella battagli di Brunete . Le sue foto suscitarono un autentico clamore perché erano di una potenza e di una immediatezza mai viste e la famosissima immagine del miliziano colpito a morte è diventata una delle icone della lotta antifascista. È con la Taro che inventarono un noto e prestigioso fotografo americano di nome Robert Capa, e con le foto della guerra spagnola Endre dimostrò di essere all’altezza e ne assunse ufficialmente il nome.
È riuscito a catturare emozioni per tutta la sua breve esistenza, conclusasi tragicamente nel 1954 a Thai-Binh, Indocina, mettendo il piede su una mina antiuomo.

Con Henry Cartier-Bresson fondò, nel 1947 la Magnum Photos, una delle agenzie fotografiche più prestigiose al mondo. Da presidente rimase in prima linea, continuando a seguire i venti di guerra.
Capa pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita nei campi di battaglia, seguendo i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina.