Rsa Caposoprano: lavoratori senza stipendio e abbandonati dalle istituzioni

 

É una drammatica situazione quella che stanno vivendo i quaranta  dipendenti della Rsa Caposoprano Gela che, pur lavorando,  non percepiscono lo stipendio. La struttura è operativa dal maggio 2014, ma l’Asp 2 di Caltanissetta non ha mai emesso nessuna delibera di pagamento in suo favore. Gli amministratori sono stati costretti a ricorrere al decreto ingiuntivo per ottenere l’erogazione delle somme, a cui si è opposto, per  ragioni cautelative, il manager Ida Grossi, prima di assumere il suo incarico di direttore generale  dell’Asp di Catania. Una situazione insostenibile per i lavoratori, che continuano a prestare servizio all’interno della struttura , che  accoglie pazienti lungodegenti per terapie riabilitative.   Del resto nessuna comunicazione è mai arrivata dalla Asp nissena sull’interruzione del servizio, per cui diventa ancora più incomprensibile la posizione assunta dalla Azienda sanitaria nei confronti della Struttura gelese. L’ex manager dell’Asp nissena,  giustifica la sua opposizione come cautela nei confronti di un procedimento penale che coinvolge la Rsa di Gela. Un procedimento che è iniziato a novembre e che potrebbe finire anche tra sette anni. L’amministrazione della Rsa ha pagato regolarmente gli stipendi ai dipendenti fino al mese di novembre con anticipo sulle fatture effettuato dalla Banca, e mai nessuna somma è stata erogata da parte della Asp. Se consideriamo che  da maggio a novembre ci siano sei mesi, sembra ancora più incomprensibile che l’Azienda sanitaria non abbia mai emesso delibere a favore della struttura gelese, nemmeno in quel periodo.  Gli amministratori temono che, a parte il procedimento penale,  il motivo sia quello di costringere gli amministratori della Rsa a chiudere la struttura, in modo che i 58 posti assegnati a Gela vengano riassorbiti nella città capoluogo. Finora nessun intervento vi è stato a favore dei lavoratori da parte del primo cittadino gelese, nè da parte del presidente della Regione. Un ennesimo calpestio ad un diritto costituzionale, quello del lavoro e di una retribuzione proporzionata alla quantità del lavoro svolto. Tutti giovani i dipendenti che hanno intrapreso con tanto entusiasmo l’attività all’interno della struttura che,  a prescindere dei risvolti legali, era  riuscita a portare nella nostra città una boccata di ossigeno alla disoccupazione dilagante. Una realtà che finora ha garantito un servizio di assistenza fisica e psichica per gli anziani. Molti di questi  non avrebbero potuto permettersi terapie  a pagamento, e alla Rsa Caposoprano hanno trovato luoghi confortevoli e personale sanitario e infermieristico qualificato.  La chiusura della struttura sarebbe senza dubbio l’ennesimo fallimento della città di Gela. 

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