Rsa Caposoprano: struttura efficiente, ma l’Asp non paga. Protestano i 52 lavoratori

Continua ancora il calvario dei dipendenti della Rsa Caposoprano Residence che rimangono in attesa degli stipendti in quanto l’Asp nissena, nonostante la struttura continui ad erogare il servizio di riabilitazione fisica e neurologica ai pazienti autorizzati dalla stessa azienda sanitaria, si rifiuta di pagare le fatture emesse. 
Una delegazione del personale della struttura sanitaria a lungodengenza, è stata ricevuta, giovedì scorso  dal  sindaco Domenico Messinese. I lavoratori hanno esternato  il senso di disperazione che ormai affligge loro e le loro famiglie e per il prolungato ed inspiegabile rifiuto da parte dell Asp Cl2 di pagare i servizi erogati è mai contestati.
 Sono 52 i lavoratori in attesa di essere pagati, che corrispendono a 52 famiglie che hanno difficoltà a tirare avanti. Si tratta di personale medico, paramedico, infermieristico, Osa, animatori e amministratori. 
La struttura è stata sottoposta a innumerevoli controlli da parte di ispettori inviati dall Asp sia di Caltanissetta che di Palermo, e  ha sempre dimostrato di avere rispettato tutte le procedure per  il rilascio delle diverse autorizzazioni. 
Oggi la Rsa Caposoprano residencerappresenta una tra le strutture più belle ed efficienti della Sicilia.
È iispiegabile  l’accanimento verso una realtà che offre non solo un servizio al territorio ma da posti di lavoro in un momento buio dell economia gelese, con una città in ginocchio.
 “Così continuando  dove si vuole arrivare?” Si chiedono i lavoratori della Rsa caposoprano.
La chiusura provocherebbe un ulteriore  soffocamento economico. Meno male che che ciò non sia  stato possibile per  l’ assenza di motivi procedurali, ma si è anche tentato di riservare alla Rsa lo stesso destino di Eni!
Del resto se  politica ha permesso la perdita di 2500 posti di lavoro, qual è l’interesse a salvarne 52?
“Noi non vogliamo perdere il posto di lavoro e abbiamo il diritto ad essere pagati!!!”
Questo il grido di protesta del personale della Rsa
“Chi di dovere si assuma la responsabilità della disperazione di tutti noi, e delle eventuali azione che la disperazione fa compiere”. Sottolineano i dipendenti della struttura.
Questa è  un’altra storia assurda della città di Gela, dove piuttosto che creare posti di lavoro, si cerca di reprimere quelli esistenti. Una città che mostra una sofferenza senza precedenti, dove un settore sta coinvoldo l’altro e l’altro ancora. Non possiamo permettere che ai disoccupati esistenti se ne aggiungano altri. Intervengano gli amministratori, per proteggere quel poco che ci è rimasto.