“Sant’Agata ha salvato la mia vita!”, il racconto di un devoto

Conclusi l’altro ieri con l’ottava (perché cade a distanza di 8 giorni dall’uscita della Santa Patrona della città etnea)  ed il bacio delle reliquie i festeggiamenti in onore di Sant’Agata che hanno visto la città di Catania riempire le vie cittadine in segno di devozione.

 

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“Aita, Aituzza”, risuona questo vezzeggiativo sulle bocche dei catanesi mentre trasportano enormi ceri infuocati che illuminano la loro protettrice. Il senso di questi festeggiamenti, però, si sente davvero solo quando le vie del centro iniziano a svuotarsi, i ceri si spengono, ma i devoti reduci da notti insonni sono ancora là, stremati sul marciapiede a baciare le medagliette che portano al collo. E’ ancora lì anche Domenico che, seduto sulle scalinate vicino al duomo, ci racconta la sua storia prima di tornare a casa in attesa di rivedere la sua Patrona ad agosto. Ci spiega perchè ha scelto di indossare la tunica, perchè ha urlato a squarciagola interrotto solo dal pianto, quando, nelle mattinate di giorno sei, Agata ed il cordone di fedeli attorno a Lei, avevano raggiunto la tappa di via Crociferi in attesa del canto delle monache di clausura. “Io devo tutto ad Aituzza – singhiozza Domenico – è per questo che da otto anni mi vesto di bianco e stringo il cordone, è per questo che non mi limito a seguire il fercolo giorno 5, ma sono grato ogni giorno, anche se Lei è rientrata io sono ancora qui a vegliarla. E’ grazie a Sant’Agata che, quando mio padre ci ha lasciati per un grave incidente, io avevo solo 14 anni e, pur avendo studiato poco, sono riuscito a trovare un lavoro e ad aiutare mia madre a tirare avanti, a crescere i miei fratelli più piccoli. E’ grazie a lei che oggi ho una famiglia mia, sono un miracolato, perchè ero impreparato davanti alla morte, pensavo che sarei morto appresso a mio padre e, invece, oggi sono ancora qua ed ho la forza di lottare per la mia vita e per i miei cari, anche quando il lavoro scarseggia o le cose vanno male. Il dolore non passa in fretta, un passa mai ma io a Sant’Agata devo tutto ed il minimo che posso fare è donarle la mia vita!” Poi ancora il silenzio. Nell’intero arco della conversazione la voce gli usciva appena, fievole per via delle fatiche dei giorni scorsi. Sottovoce comincia a recitare un rosario, la più evangelica e universale delle preghiere, e riprende la sua adorazione.

 

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Dal 3 al 5 ed il 12 febbraio giungono a Catania più di un milione tra fedeli e turisti, infatti questa festa è una delle tradizioni religiose più seguite nel mondo. Per alcuni è solo un evento folkloristico, l’hanno anche definita la “parata dell’ipocrisia”, per altri parteciparvi è fare il proprio dovere di cittadini, di uomini bisognosi di ringraziare, chiedere e sperare ancora. “Tu che splendi in paradiso, coronata di vittoria – bisbiglia Domenico prima di salutarci – O sant’Agata la gloria, per noi prega, prega di lassù”.

 

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