Saramago: Cecità, metafora sulla miseria umana

Cecità, il romanzo dello scrittore portoghese José de Sousa Saramago, pubblicato nel 1995 a Lisbona con il titolo “Ensaio sobre a Cegueira”, è secondo me, uno dei libri più importanti degli anni Novanta.

Lo scrittore immagina che in una città qualunque, che può essere Lisbona come ogni altra città del mondo, un uomo X, in un tempo X, si arresti con la sua macchina al rosso di un semaforo, ma che poi tornato il verde, non possa più ripartire perché è diventato cieco. Si tratta di una cecità particolare, invece di precipitare nel buio, l’uomo afferma di essere precipitato in una avvolgente luce bianca. La cosa è tanto inusuale da sorprendere anche il medico che lo visita, incapace di dare risposte. Ma non si tratta però di un caso isolato, ma l’inizio di una epidemia.

Il malato contagia sua moglie, il medico che lo ha visitato, il ladro della sua automobile, questa “cecità bianca” progressivamente assale tutti gli abitanti della città. Davanti a questa misteriosa malattia, il governo decide di rinchiudere i ciechi in un terribile manicomio lazzaretto dove sono sottoposti a terrificanti vessazioni. Il primo cieco con la moglie, il medico e sua moglie si ritrovano reclusi nello stesso edificio, con molti altri malati. La situazione precipita, fuori dall’edificio il contagio si diffonde all’intera comunità, all’interno dello stabile, un gruppo di ciechi ha preso il potere assoggettando gli altri ai propri desideri col il ricatto del cibo. Fino a che, quando le porte dell’edificio verranno aperte perché tutti fuori sono ormai ciechi, a gruppi cercheranno di tornare nelle loro case.

Guida il gruppo del medico oculista, che fra i primi ha perso la vista, sua moglie, che unica fra tutti, non ha perso la vista, seppur fingendo anch’essa la cecità per restare vicino al marito.  Prima uccide il capo dei ciechi malvagi, poi conduce fuori dell’edificio il proprio marito e gli altri ciechi, assistendo alla lotta per la sopravvivenza in cui è caduta la città.

È la donna salvifica di molti romanzi di Saramago, la quale, in chiusura, quando a poco a poco tutti recupereranno la vista, saprà dare dagli accadimenti l’unica morale possibile: “Perché siamo diventati ciechi? Penso che non siamo diventati ciechi. Ciechi che vedono, ciechi che, vedendo, non vedono.

La cecità che contagia la comunità è lo specchio di una cecità interiore, che caratterizza in particolare la società contemporanea, in cui gli uomini hanno perso il senso della solidarietà e sono accecati dalla propria esistenza quotidiana. Lo scrittore inventa questa malattia per portare in superficie l’egoismo dell’uomo. Nel momento in cui la propria incolumità è posta a rischio, l’uomo tronca ogni relazione che non gli arrechi nessun vantaggio regredendo fino a una forma di convivenza basata sulla legge del più forte, ignorando il rispetto reciproco e la pietà. Si assiste alla lotta di tutti contro tutti. In questo senso, il romanzo-saggio (il titolo originale è quello di Saggio sulla cecità) si pone come frutto dell’attuale ideologia di un Saramago che, dopo aver combattuto per tutta la sua vita contro l’ingiustizia e i soprusi di una società malata, sembra giunto a un radicale pessimismo sulla capacità di redenzione degli uomini.

SE PUOI VEDERE GUARDA. SE PUOI GUARDARE OSSERVA,
questa la citazione d’apertura di “Cecità”, Saramago ha studiato l’essere umano sia nella sua grandezza che nelle sue debolezze, non si è mai trattenuto nel dire quello che pensava, le critiche non lo sfioravano minimamente, la più famose è quella nei confronti della politica dello Stato di Israele e suoi rapporti con i palestinesi, accusato di antisemitismo, attirando le ire del mondo occidentale per aver detto: «non meriterebbero più comprensione per le sofferenze patite durante l’olocausto ».

Nel 2008 fu censurato da Einaudi, suo unico editore in Italia, per le sue opinioni su Berlusconi paragonandolo a Catilina: «Il Catilina di oggi, in Italia, si chiama Berlusconi Non ha bisogno di dare la scalata al potere perché è già suo, ha abbastanza denaro per comprare tutti i complici di cui ha bisogno, compresi giudici, deputati e senatori. È riuscito nell’ impresa di dividere il popolo italiano in due parti: quelli cui piacerebbe essere come lui e quelli che già lo sono».

La sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo della letteratura europea
, difficilmente ci potrà essere un altro Saramago, pronto a tutto pur di far valere le sue opinioni, è stato un punto di riferimento per la sinistra radicale in tutto il mondo.

 

 

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José de Sousa Saramago /ʒuˈzɛ ðɨ ˈsozɐ sɐɾɐˈmaɣu/,
nasce ad Azinhaga, in Portogallo il 16 novembre 1922, muore il  18 giugno 2010 nella sua residenza a Lanzarote, nella località di Tías, sulle Isole Canarie.
Questa la motivazione con cui l’Accademia di Svezia assegnò il premio Nobel per la letteratura 1998 per la prima volta a uno scrittore portoghese: «Grazie a parabole sostenute dall’immaginazione, la compassione e l’ironia, José Saramago ricostruisce e rende tangibile una realtà difficile da afferrare»
«L’uomo più saggio che io abbia conosciuto in vita mia non sapeva né leggere né scrivere».
Così disse Josè Saramago a Stoccolma il 7 dicembre del 1998 ricevendo il Nobel per la letteratura ricordando il nonno analfabeta che gli raccontava storie e leggende che avrebbero fatto poi parte del suo universo di scrittore.

 

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