Todo modo: commistione tra cattolicesimo e potere

La strana avventura, scritta da Leonardo Sciascia e pubblicata nel 1974 dalla casa editrice Einaudi, è raccontata da un celebre pittore, di cui non si conosce il nome, che l’ha vissuta in prima persona. Durante uno dei suoi viaggi senza una meta ben precisa, si trova di fronte ad una indicazione che lo incuriosisce “Eremo di Zafer”. Decide per una sosta di alcuni giorni e aspettandosi un’oasi di pace e di libertà, s’inoltra per una suggestiva galleria di alberi, alla fine della quale però vede, con sgradita sorpresa, una mostruosa costruzione.

L’Eremo è in realtà un albergo, come spiega la stesso prete-portiere, nato insieme con altri alberghi e centinaia di scuole, per iniziativa di un abile gesuita, don Gaetano, un prete luciferino, tanto colto quanto ambiguo, che organizza esercizi spirituali per potenti di vario tipo come alti prelati, industriali, onorevoli. Da questi incontri, risulta ben chiaro, si tramano accordi per spartirsi denaro pubblico e potere, sotto l’occhio attento del spregiudicato prete. Comincia così lo strano soggiorno del narrante che, sorpreso, scopre nel bosco che confina con il piazzale antistante l’edificio cinque donne al sole, verrà dopo a sapere che si tratta delle amante, tollerate da don Gaetano, di alcuni degli onorevoli attesi. Le macchine che giungono in processione il giorno dopo scaricano illustri personaggi della DC e alti prelati. Hanno inizio gli esercizi spirituali e anche, su un altro piano, l’esercizio spirituale cui l’enigmatico gesuita obbliga il suo ospite.

Tra il pittore e Don Gaetano si stabilisce un rapporto fatto in parte di scambio intellettuale e in parte di allusioni più o meno aperte al mondo corrotto e ambiguo dei potenti che fingono raccoglimento mistico nell’albergo-Eremo. Il pittore non è credente, eppure vagheggia la Chiesa di un tempo, la Chiesa della Messa in latino: rimpiange il suo passato splendore, lamenta il suo squallido presente, la sua inevitabile fine. La Chiesa sembra aver perduto l’immagine di Cristo e non esercita più la sua funzione, compromessa com’è con il potere politico, non a caso il protagonista disegna la figura di Cristo in ombra. Ma ecco che due delitti a un giorno di distanza l’uno dall’altro, interrompono l’andamento in apparenza sereno degli esercizi.

Il prete appare imperturbabile e non infrange la regola dell’omertà né con il commissario di polizia né con il procuratore Scalambri e l’inchiesta condotta da quest’ultimo non produce nessun risultato definitivo: rimangono solo impressioni, sospetti, ipotesi che nell’insieme configurano una rinuncia al riconoscimento di una verità oggettiva e sanciscono la sconfitta delle stato di diritto a opera di un centro potere che sembra avere ormai acquisito i connotati di una forza misteriosa, che sfugge anche ai suoi gestori. Il ritrovamento del cadavere di don Gaetano riporta al punto di partenza l’indagine, che si conclude con una paradossale resa. Rimane il mistero sui colpevoli, o sul colpevole, tutti sono sospettabili, in effetti il romanzo sembra volerci dire che è impossibile approdare alla verità, tutti in realtà immersi come sono in una situazione grottescamente assurda sono sospettabili. Il romanzo termina con una citazione dei Sotterranei del Vaticano di André Gide, che allude al problema di Dio visto attraverso gli occhi impuri dell’uomo. Il testo di Gide pubblicato nel 1914 è importante per la sua polemica anticattolica e per il tema dell'”atto gratuito”, compiuto dal protagonista Lafcadio, che uccide il fratellastro gettandolo da un treno solo per il gusto di cedere senza inibizioni ad un irrazionale impulso momentaneo.

Con Todo modo Sciascia ritorna al giallo a sfondo politico: un giallo che si situa nel contesto dell’Italia degli anni settanta, in cui si fa sempre più lacerante la crisi della DC come partito di governo e dell’egemonia cattolica del paese, lo scrittore ha inteso qui studiare il peso e la funzione della religione cattolica nel quadro del più generale deterioramento dei valori morali e individuare la sua specifica responsabilità.   L’elemento centrale del libro è il sarcasmo di Don Gaetano e attraverso esso che Sciascia spiega come la Chiesa abbia potuto sopportare una classe dirigente così mediocre vicinissima all’illegalità come quella della Prima Repubblica. La fantasia di Sciascia si muove sul piano dell’allegoria e dell’ambiguità, evidente già dal titolo: Todo modo un’espressione spagnola che significa “con ogni mezzo”, ed è una chiara allusione a degradati costumi politici, ma Todo modo è anche in cerca “con ogni mezzo”, il motto del fondatore della Compagnia di Gesù Ignazio di Loyola.

LcandinaNel 1976 è stato tratto un film diretto e scritto da Elio Petri, recentemente restaurato. Un film accusato di blasfemia, scomodo fin da subito che, dopo un mese di programmazione è stato posto sotto sequestro, bandito dalle sale, riceverà in modo simbolico il colpo di grazia del delitto Moro che lo renderà invisibile, la copia originale è stata trovata bruciata presso gli archivi romani di Cinecittà, per quale motivo? Perché mostrava il vero volto  della chiesa e che attraverso gli omicidi dimostrava che l’unione politica-potere-chiesa non è solo morte fisica ma anche morale. Come ha scritto lo stesso Sciascia “Todo modo è un film pasoliniano: nel senso che quel processo che Pasolini voleva fare, e non poté fare, alla classe dirigente DC, lo ha fatto oggi Petri. Ed è un processo che suona come un’esecuzione”.

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