Seguendo il Buddha in fila indiana

L’11 Febbraio 2017 il trentaquattrenne Francesco Gabbani è proclamato vincitore del 67° Festival di Sanremo con la canzone “Occidentali’s Karma”. Il giovane carrarese era ritornato a Sanremo nella sezione Big, dopo aver vinto nella sezione Nuove Proposte il Festival dello scorso anno con la canzone “Amen”. Quest’anno oltre alla vittoria (con il 36%, contro il 33% della Mannoia) si è aggiudicato il premio TIM e la standing ovation della sala stampa sin dalla prima serata.

Tutti increduli, tutti scombussolati, tutti indignati. Si parla tutt’ora di “vittoria rubata”, “sopruso alla musica italiana” e di “raccomandazione”. Al momento della proclamazione anche i conduttori, Carlo Conti e Maria de Filippi, erano parecchio sconvolti leggendo il suo nome e lo stesso Gabbani non se lo aspettava minimamente: dopo essersi inchinato alla Mannoia, come per chiederle perdono, è scoppiato in lacrime.

La canzone è stata subito etichettata come “insensata” e “commerciale”. A differenza della canzone di Fiorella Mannoia, “Che sia benedetta”, definita dai critici musicali un inno alla vita, poetica, speranzosa e armonica, il vero significato di “Occidentali’s Karma” è più difficile da cogliere, poiché nascosto da un ritmo incalzante, un manto di allegria e da un “accozzaglia di citazioni”, oltre che dalla presenza di una scimmia che balla dietro il cantante.

È proprio l’accozzaglia che merita attenzione. Analizzando la canzone, vengono fuori elementi letterari, filosofici e culturali, patinati da una delicata intenzione provocatoria.

“Essere o dover essere/ il dubbio è amletico”: citazione dall’Amleto (1603) di William Shakespeare (1564-1616) del “To be or not to be”, riguardante il vivere o il morire. Qui Gabbani la interpreta come l’essere se stessi e il copiare qualcun altro omologandosi alla massa, apparendo agli occhi degli altri una persona diversa. Ecco che si entra nel gruppo dei “selfisti anonimi”!

Presente anche la filosofia greca con Eraclito (535 – 475 a.C.) con πάντα ῥεῖ (“tutto scorre”), celebre aforisma che i giovani vedono scritto nei libri di filosofia e che amano tatuarsi senza capire realmente, e la regione buddhista con il concetto spirituale del Nirvana, ossia il fine ultimo della vita in cui si ottiene la liberazione dal dolore, associabile all’atarassia e all’apatia propinate dagli epicurei. Inoltre, cita anche la religione indiana con il Karma, quel complesso di azioni della vita umana che saranno essenziali nella rinascita dopo la morte.

La canzone è una critica alla società contemporanea composta quasi interamente da “scimmie, che copiano in maniera completamente sbagliata e pedissequa le culture orientali, forse con il semplice desiderio di essere alternativi, risultando però ridicoli. Si tende molto spesso ad occidentalizzare le usanze orientali, come, ad esempio, si fa nella pratica dello yoga: outfit impeccabile ed occhio rivolto al cellulare in attesa una notifica. Come afferma il cantante stesso, gli occidentali saranno sempre turisti delle culture altrui.

 Il sapiente ora è colui che prima di dire la sua cerca su Wikipedia, magari riportando per intero pensieri che non sono i propri.

L’evoluzione umana si è interrotta: da “homo sapiens sapiens” siamo ritornati ad essere tutti scimmie. Il web ha distrutto la cultura e noi siamo stati i carnefici dell’omicidio; sarà difficile tornare indietro.

Ma tutto questo il popolo di internet non l’ha capito e probabilmente non lo capirà presto: nonostante i 9 milioni e mezzo di visualizzazioni, non mancano i commenti negativi, i dislikes e le parodie. È sempre facile distruggere ciò su cui gli altri hanno buttato il sangue, soprattutto per i leoni da tastiera, particolarmente scatenati in questi giorni. Improvvisamente l’Italia si è popolata di critici musicali di cui non si conosceva neppure l’esistenza.

Francesco Gabbani, ponendosi come il “George Orwell cantante”, vuole metterci in guardia e magari spingerci a fare qualcosa per cambiare. Dietro il velo di canzone ballabile e commerciale, c’è un invito alla riflessione e all’autodeterminazione. Riuscirà nella sua impresa? O tutto ciò si riassumerà nell’ammirare la scimmia nuda che balla?

Poiché al momento il quesito resta irrisolto, a noi resta da dire: “Namasté, Alé!”

 

Articolo di 

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Alessandro Giudice