Settefarine, un quartiere dimenticato dall’amministrazione

Non si è fatta vedere nemmeno per la festa di San Sebastiano, l’amministrazione comunale di Gela, nel quartiere Settefarine. Lo ha sottolineato don Filippo Salerno, parroco della chiesa che è sita in quel vasto quartiere della parte nord della città. Ampio rione che rappresenta il simbolo dell’abusivismo. Più di ventimila alloggi fabbricati senza autorizzazione, attaccati gli uni agli altri. Tra le strade labirintiche ci si imbatte in blocchi di tufo, alcuni di essi ancora senza finestre, né infissi e con scheletri di ferro. Terreni incolti e abbandonati già parcellizzati ma in attesa di nuovo piano regolatore. Questo è un quartiere che fino alla fine degli anni ottanta non aveva né fogne, né marciapiedi, né strade, né toponomastica. Oggi quell’ampio agglomerato di case è rimasto un quartiere dormitorio, senza grandi servizi, né negozi, lontano dagli interventi dell’amministrazione. Manca la gestione del verde pubblico, scarsa è l’illuminazione e insufficienti negozi di prima necessità, come farmacie o generi alimentari. I marciapiedi sono pieni di erbacce, rimosse di rado. E le caditoie spesso otturate.
In effetti basta fare un giro, per le vie che portano  dritto alla chiesa di San Sebastiano per osservare cumuli di fango, creati dalle recenti piogge, e rifiuti depositati nei terreni rimasti incolti. Campi abbandonati e deturpati, utilizzati dai bambini del quartiere come luogo di aggregazione. Inutili sono state fino a ora le lamentele da parte dei residenti e dello stesso parroco, che ha sempre chiesto gli interventi da parte dell’amministrazione, che fino a ora sono sempre risultati insufficienti

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