Sgarbi: il museo di Gela cupo come un ospedale. Qui un disoccupato non deve chiedere perdono a Dio

Il museo di Gela come un ospedale, dove i reperti dopo essere stati sotto la luce del sole, li ritrovi rinchiusi al buio delle teche disposte in un cupo corridoio. Questo quanto affermato dal critico d’arte Vittorio Sgarbi sul palco del teatro Eschilo dove ha presentato il suo libro “Dal cielo alla Terra. Da Michelangelo a Caravaggio”, terzo volume di quella che é una collana dedicata alla storia dell’arte italiana. Gela per Sgarbi un luogo terribile. L’evento è stato organizzato dalla testata giornalistica on line “Quotidiano di Gela”, con la collaborazione di Gianni Filippini. Il critico ha iniziato il suo intervento, in  un teatro gremito di gente,  con una lunga dissertazione su Gela. “Già chi vive al di sotto di Roma ha grandi difficoltà, poi se sei di Gela e sei figlio di disoccupato, e sei sei a tua volta disoccupato e non troverai mai lavoro per ovvie ragioni, e in più hai 12 fratelli, non devi chiedere perdono a Dio, perché già stai scontando la tua pena. Ecco l’idea del perdono l’ho sempre legata a Gela”. Gela un luogo dalla mille difficoltà per colpa degli uomini. Il critico ha fatto un giro per la città, prima di arrivare all’Eschilo. Ha visitato il museo archeologico accompagnato dall’artista Giovanni Iudice. “Come fa la bellezza a salvare il mondo se il mondo non salva la bellezza? “”Ha detto Sgarbi. Sulla nave greca ferma lì da 15 anni. “La nave di una bellezza emozionante, ma il museo che la dovrà ospitare di una bruttezza tale, che sarebbe meglio che intervenga l’Isis per distruggerlo”. Ha detto il critico, che ha aggiunto che quel museo del mare sarebbe un crimine per Gela, in quanto basterebbe uno spazio semplice, puro e economico. Il critico ha visitato le mura di Timoleonte. “Quelle sono legate alla mia sfera personale. Quando Crocetta era assessore, mi chiamò per chiedermi di fare una campagna per impedire che la Regione mettesse la caserma dei vigili del fuoco all’interno dell’area archeologica, di una bellezza incantevole. La caserma fortunatamente non é stata costruita ma oggi l’area é chiusa per i cani randagi. Le mura hanno qualcosa di spirituale, ma quella copertura é così triste e il restauro così brutto!!!” Non sono mancati i riferimenti al presidente della Regione Rosario Crocetta. “Un presidente di una regione autonoma ha un grande potere. Se non fai qualcosa per Gela che senso ha avere avuto tanto potere. Lasciare almeno un segno di sé stesso. Possibile che uno abbia un potere così ampio e non abbia lasciato traccia di sé? ” Il giudizio del prof. Sgarbi su Gela si é rovesciato proprio sul teatro Eschilo. “Un restauro fatto da un architetto che ha usato la testa, uno spazio gradevole, pulito. Entrare in questo teatro mi ha dato il senso della Polis, di una città che crede di poter ricominciare”. E sul sindaco Domenico Messinese? “Sono stato solidale con lui, un uomo può essere cacciato se ha commesso gravi crimini, non perché la pensa in maniera diversa rispetto al suo partito”. 

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