Quando i siciliani emigravano in Tunisia: la storia raccontata dal prof. Nicosia ai docenti del Majorana

Una parte della storia italiana conosciuta da pochi, e che racconta quando l’emigrazione avveniva dalla sponda nord a quella sud del Mediterraneo.

Alla fine del XIX secolo, subito dopo l’Unità d’Italia, migliaia di siciliani attraversarono il mare per cercare fortuna in Tunisia, ma anche per fuggire da matrimoni scomodi. Bastava una notte per arrivare nello stato africano, e ricominciare una nuova vita.

Questo il focus dell’incontro “La memoria dei siciliani di Tunisia”, che si è tenuto oggi nell’Aula Magna dell’Istituto E. Fermi di Gela, e che ha avuto come relatore il prof. Aldo Nicosia, docente di Lingue e Letteratura Araba, presso l’Università degli Studi di Bari.

«Camminare per le strade ed i vicoli di Tunisi,significava immergersi in un continuo parlottio che mischiava arabo, francese ed siciliano. Ogni città aveva la propria ”Petite Sicile” , e i siciliani riuscirono ad integrari con la gente del posto». Ha sottolineato il prof. Nicosia.

«ll luogo comune del siciliano bellicoso, irascibile era diffuso anche a Tunisi» ha spiegato il prof. Nicosia.

In un periodo come quello attuale di migrazioni dal sud al nord del mondo, è stato interessante oggi, grazie alla relazione dettagliata del prof. Nicosia, rileggere questa pagina di storia italiana su chi sta effettuando degli studi e approfondimenti.

L’incontro, ha aperto il ciclo di appuntamenti inseriti nel progetto rivolto ai docenti del Majorana, “Una strada verso l’educazione interculturale”, ideato e organizzato dalla prof.ssa Rosi Antinoro e dalla prof.ssa Sonia Madonia.

Il prof. Nicosia è stato introdotto dal dirigente scolastico del Majorana Carmelinda Bentivegna, che ha accolto il progetto con entusiasmo.

Tra i presenti anche gli alunni delle quinte classi del Liceo Artistico, che hanno partecipato a “L’Europa inizia a Lampedusa”iniziativa del Miur nata in collaborazione con il Comitato 3 ottobre per creare consapevolezza negli studenti sui temi relativi all’immigrazione e dare loro la possibilità di svolgere attività laboratoriali ed esperienziali insieme ai sopravvissuti della strage in mare del 3 ottobre 2013.