Silenzio. Per Marco Prato.

“Non ce la faccio a reggere l’assedio mediatico che ruota attorno a questa vicenda. Io sono innocente”.

E poi il silenzio. È il silenzio di Marco Prato che dalla sua cella ha urlato queste ultime parole, alla vigilia di un processo che l’avrebbe visto protagonista insieme all’ “amico” Foffo per l’omicidio di Luca Varani.

Il Silenzio non è stato tra le vostre priorità nè di fronte a questa di morte nè di fronte a tutte quelle cose che la vita vi pone di fronte. Fatti, persone che con la vostra di vita c’entrano poco o niente.

Le parole, le vostre, sono tante, troppe.

Piene di livore e di odio. Magnanime, senza risentimento, tragiche sono invece quelle di chi da questa vicenda sono investiti, i famigliari di vittime e carnefici. Mi chiedo spesso perché non lasciate che sia la giustizia a fare il suo dovere, mi chiedo perché pensiate di poter sentenziare sulla morte come sulla vita urlando qualsiasi cosa vi passi per la testa.

Vi hanno dato un medium, il più potente di tutti. Scrivete un post di poche righe, spendendo tre minuti, forse meno, della vostra esistenza per sentenziare. Magari tra un caffè e l’altro, senza interesse, senza pensarci. Conoscete l’effetto che fa. Sapete che le vostre parole di risentimento arriveranno ad un destinatario e che lo stesso, esattamente come fareste voi, ne soffrirà o potrebbe addirittura togliersi la vita.

Viviamo in un mondo che non lascia spazio all’errore, alla disattenzione, al silenzio. Si, il Silenzio.

Lo stesso che mai vi concedete dentro e fuori dai social, perché vi hanno fatto credere che riempirsi di parole sia la soluzione migliore al non restare fuori a non diventare outsiders di una società che ci vuole belli, intelligenti e capaci di avere un pensiero su tutto, anche ciò che non ci riguarda.

Silenzio. Vi chiedo Silenzio. Ve lo chiedo per Marco Prato e per tutti quelli che hanno sbagliato, che si sono ritrovati accartocciati sulla loro stessa vita.

Lasciate cadere dietro di voi, parole, suoni, lettere. Ridate dignità a queste parole, non fatene uso e abuso o perderanno di senso. Le parole rischiano di non avere più la loro ombra, sembrano vendute al più squallido tra gli offerenti, per pochi spicci.

Ripristinate il silenzio, la capacità di tacere. Presto il Silenzio diverrà una leggenda che racconteremo ai bambini prima di andare a dormire.

C’era una volta il Signor Silenzio.. lo abbiamo trovato disteso su un fianco, accanto alla foce di un fiume, ci chiedeva imprecando di tornare in vita.

Implorava di essere gentili con lui perché per molto tempo lo avevamo zittito senza chiedere permesso.

Chiedeva, esanime, di capire il suo senso.

Ci diceva che prima di cadere si trovasse nelle cose più importanti della vita, come la vita stessa. Ci ha ricordato che le cose come le persone, del resto, si rompono senza fare alcun rumore.

C’era una volta il Signor Silenzio..e ora non c’è più.