Sindacati nisseni: necessarie riforme, per garantire il lavoro

Garantire la dignità di tutti i lavoratori della provincia, quella nissena, che non ha avuto mai una crescita economica. Settori come rifiuti, acqua, formazione professionale  dove di manifesta un’emergenza istituzionale per le mancate riforme. Questo é quanto comunicato dai segretari della Cgil, Cisl e Uil della provincia di Caltanissetta, rispettivamente Ignazio Giudice, Emanuele Gallo, Vincenzo Murdaro.  I tre sindacalisti si appellano “al buon senso dei 90 deputati regionali e anche ai quattro eletti nella nostra provincia, o ex che dir si voglia, nel determinare il futuro dell’ente”.   

“Buon senso – dicono – che è mancato nel “rivoluzionare” uno dei pochi Enti pubblici che non registrava particolari criticità nell’erogazione dei servizi, nella gestione delle gare di appalto, nei livelli di efficienza dei dipendenti”. 

Cgil, Cisl e Uil segnalano “l’incoerenza che ha caratterizzato la soppressione delle province, “rubando” ai cittadini i propri eletti (Consiglio Provinciale e Amministrazione) per nominare una sfilza di Commissari, e praticando nella pubblica Amministrazione, al pari della sanità, il metodo della spartizione, utile soltanto a mantenere equilibri politici”. 

I tre sindacati  si uniscono alle rivendicazioni delle categorie sindacali del pubblico impiego, all’appello del Vescovo di Caltanissetta, all’invito della Prefettura, ovvero a tutti i soggetti sociali ed istituzionali interessati a garantire la dignità dei lavoratori e di un intero territorio sul quale si sono consumate troppe chiacchiere in nome di uno sviluppo e di una crescita economica che non è mai arrivata”.

Cgil, Cisl e Uil rivendicano una nuova legge, senza la quale i lavoratori andranno in mobilitá, “senza considerare che le partecipate andrebbero messe in liquidazione con la perdita di centinaia di posti di lavoro. A questo si aggiungono i lavoratori precari, mentre la politica regionale sembra ancora interessata a diatribe sterili che, in questa e in altre mancate riforme, ci portano al caos istituzionale”.

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