Siti archeologici chiusi, Giudice: “Il problema dei randagi mortifica la nostra città”

“Un battaglione di randagi provoca la chiusura delle Mura Timoleontee e dell’Acropoli di Molino a Vento, sembrerebbe l’incipit di una barzelletta e invece è l’ultima mortificazione ai danni della nostra città, schiacciata dall’incapacitàdella politica regionale e locale”. Tuona così il segretario generale della CGIL Ignazio Giudice, dopo la comunicazione della chiusura a tempo indeterminato dei siti archeologici di Gela a causa dei randagi. “Se a nulla sono servite le denunce dei cittadini e delle associazioni animaliste che, dopo aver affrontato da sole un problema che ingloba sicurezza, sanità, etica, hanno ribadito inutilmente in questi mesi la propria disponibilità a sedersi intorno a un tavolo risolutivo con il nuovo governo cittadino, allo stesso modo, sono rimaste inascoltate alla Regione siciliana le richieste della direzione del museo circa il degrado in cui versano tutti i siti culturali di Gela. Ripristino della recinzione, lavori di consolidamento, pulizia, restauro, adeguamento dei sistemi espositivi e controllo sono alcune delle necessità più urgenti dei beni della città, vittime dell’assenza di una visione organica e illuminata di un settore che, nonostante le indiscutibili potenzialità, oggi è al collasso. Ingiustificabile e amaramente odioso è il disinteresse regionale nei confronti di un patrimonio inestimabile, che potrebbe essere punto di partenza per il rilancio della città e che, invece, è solo stato strumento elettorale e mai protagonista di idee fattive. Piuttosto che provare a mettere in pratica delle strategie nuove, volte a stimolare lo scambio tra pubblico e privato, a incentivare il coinvolgimento dei lavoratori, a fare di Gela un’area di sperimentazione in cui i beni culturali potrebbero essere motore d’azione – conclude Giudice – oggi noi cittadini assistiamo a movimenti insicuri, a palliativi stantii, a giravolte e cadute goffe, che una città così complessa e assetata di riscatto non può di certo accettare”.

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