“Solo se c’è la Luna”, Silvana Grasso mette a nudo la Sicilia delle donne ‘puttane’

Iniziato circa una settimana fa e divorato nelle notti, lontano dal giorno, così come merita. “Solo se c’è la Luna”, edito Marsilio editore, è l’ultimo romanzo della scrittrice siciliana Silvana Grasso, nata a Macchia di Giarre, ma gelese d’adozione.

Una storia forte, in cui i personaggi, maschili e femminili, non sono solo apparenze, ma si vestono di carne e ossa e di personalità forti e rumorose, intrappolate in un americano italianizzato. In una Sicilia dalla mentalità ancorata ai pregiudizi nasce e cresce Luna, creatura di una bellezza disarmante, figlia di Gerri, abile uomo d’affari, ma di scarsa intelligenza.

Una lettura passionale, dalla quale emerge il tono della scrittrice. Uno stile in cui si sente, viva, la voce dell’autrice, donna vulcanica e cruda, che affolla gli aggettivi a due e a tre per dare alla frase un ritmo incalzante, che taglia il fiato. A pochi giorni dalla sua uscita, c’è stato chi si è risentito del linguaggio ‘scurrile’ del romanzo, ma definirlo tale a me sembrerebbe un’ingiusta banalità, un peccato di insensibilità e superficialità, un errore in cui non vorrei cadere.

“Solo se c’è la Luna” parla tanti linguaggi, è una storia raccontata da più voci. Ogni personaggio ha il proprio spazio e lo custodisce gelosamente, scarabocchiando ogni pagina con frasi e parole, anche insolite o ritenute dai più ‘volgari’, che li caratterizzano. Non è un “cazzo” o un “minghia” che deve scandalizzare il lettore di “Solo se c’è la Luna”, ma il ritratto di un’isola collocata in un passato non identificato, che purtroppo rivive ancora oggi in molti contesti e situazioni.

Una Sicilia che fatica a uscire fuori dai suoi stereotipi, che chiama ‘puttane’ le donne nel loro essere anch’esse, come gli uomini, carne e piacere e che nasconde la polvere sotto al tappeto, fingendo che tutto attorno sia lucido e pulito. Una società che non riesce ad alzare la testa e soccombe, annegando la dignità sotto al potere del dio denaro, che decide e comanda. È questo che dovrebbe scandalizzare, è questo che dovrebbe far commuovere. “L’acqua era profonda – si legge nel retro del libro – Luna avrebbe potuto scomparirvi tutta, se solo per sé avesse voluto custodire il segreto del suo pube, del suo seno, dei suoi fianchi. Offriva, invece, la sua nuda minacciosa bellezza alla cospirazione della candela che la illuminava tutta come l’ultimo sole del tramonto illumina lo scoglio a mare”.

Quello di Silvana Grasso non è un nudo solo fisico, ma è uno spogliarello dell’anima, uno ‘striptiis’, come direbbe Gerri, dei personaggi che si denudano della loro debolezza e della loro mediocrità, cedendo la scena a figure dal cuore gentile e coraggioso, che non hanno paura di smascherare la loro sessualità e il loro istinto. Un libro che azzanna il tempo della lettura e che ruba le giornate. Una storia che, una volta girata l’ultima pagina, saprà tornare prepotentemente in ogni notte di Luna piena.