“Stelle ossee”, le paure dell’uomo nei racconti dello scrittore Orazio Labbate

“Non esiste scrittore che non abbia raccolto da altri scrittori”.

Con queste parole il siciliano Orazio Labbate ha risposto a chi ha sottolineato le affascinanti contaminazioni culturali e linguistiche della sua ultima fatica letteraria dal titolo “Stelle ossee”, edito LiberAria.

Una raccolta di racconti, diciassette per l’esattezza, editi e inediti, in cui i cimiteri e le atmosfere crepuscolari sono le figure dominanti. Un battesimo tutto gelese per l’opera di questo giovane e affermato scrittore, nato e cresciuto a Butera, ma con un passato studentesco al liceo classico Eschilo di Gela.

Un’ambientazione che spazia dall’America all’Italia, narrata da una voce ibrida, strettamente personale e in uno stile incantatorio. Una piacevole chiacchierata, quella di stasera, sulle paure che gli uomini cercano di nascondere, senza trovare spesso il coraggio di tirarle fuori ed esorcizzarle.

Si parla di morte, di spiritualità, del tempo che scorre inesorabilmente. I grandi dubbi dell’esistenza umana che si confronta con sé stessa e si interroga, specchiandosi nel riflesso della propria coscienza, alla maniera Bufaliniana. Timori che rivivono nelle metafore e negli ossimori di una penna iperletteraria, inzuppata in una retorica estrema, dal potenziale iconico straordinario.

Il luogo di “Stelle ossee” è uno spazio che si spoglia delle sue caratteristiche geografiche per diventare archetipo.

È una lingua che discute ossessivamente su bene e male, su Dio e diavolo, una dicotomia che ambisce a spossessare il tempo che passa all’interno di un macrocosmo funebre in cui persino le stelle, secche e scheletrite, muoiono.

La presentazione del libro, organizzata dalla libreria Randazzo di via Parioli, ha visto la presenza di un folto numero di ascoltatori attenti.

A introdurre l’incontro la professoressa Rita Salvo, accompagnata dall’insegnante Ivo Abela, che ha magistralmente dialogato con l’autore.