Storia fumetto parte1

Il fumetto è da sempre una delle espressioni più innovative e rivoluzionarie, tuttavia il genere destinato perlopiù ad un pubblico giovane, spesso è stato snobbato per la semplicità dei contenuti.

In Italia il fumetto è andato di pari passo con la storia, poiché le vicende narrate si collocano nei vari contesti storici che l’Italia ha vissuto (dall’unità di Italia passando al regime fascista fino ad arrivare ai giorni nostri).

Il fumetto è sempre stato fucina di talenti  che hanno lasciato un’impronta importante,  creando personaggi che sono entrati nella leggenda. In Italia la nascita del fumetto la si deve  alla mente di un uomo visionario,  Silvio Spaventa Filippi, creatore di quello che negli anni è diventato leggenda e che ancora oggi crea nostalgia nei cuori degli italiani: Il Corriere dei Piccoli.

 “Conoscete la storia di Puccettino che quando ebbe tolto
all’Orco gli stivali di sette leghe si mise per guadagnar denari a
correre il mondo al servizio del re? Se la conoscete, sapete che
Puccettino di danari ne guadagnò molti con tutto quel correre,
ma in fondo non era felice che quando poteva cavarsi gli stivali
miracolosi e riposarsi nella capanna di suo padre in fondo al
bosco. Così sono i grandi. Essi hanno gli stivali di sette leghe e
devono correre il vasto mondo affannosamente, ma sono felici
solo quando a casa loro se ne liberano e si riposano, come
tanti Puccettini, leggendo il Corriere dei Piccoli…”

Silvio Filippi nasce ad Avigliano il 31 agosto 1871 e già da fanciullo dimostrò una grande attitudine verso la scrittura.  Ad otto anni fu costretto a trasferirsi  nella città dell’Aquila, patria adottiva del suo illustre prozio monsign. Luigi Filippo, arcivescovo della diocesi dell’Aquila dove  compì  gli studi classici e per qualche anno fece l’esperienza di clericus vagans (chierici girovaghi) tra l’università di Napoli e quella di Roma iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza e successivamente alla facoltà di lettere. Non conseguì però alcuna laurea, poiché la sua vocazione era il giornalismo, attività alla quale dedicò tutta la sua vita.

Silvio fu un noto traduttore di libri inglesi tra cui quelli di Charles Dickens e Lewis Carroll. I due autori nei loro libri descrivevano un mondo pieno di avventure nella quale personaggi reali venivano messi al centro del mondo concepito dagli autori.

Traducendo le vicende  narrate dei due autori, Silvio si rese conto che le storie erano adatte ad essere esportate in Italia, ma non sotto forma di libro, che il cittadino medio non avrebbe potuto acquistare, bensì come una raccolta di piccole storie da allegare al quotidiano come supplemento.

Il lettore così, era alla stesso tempo aggiornato dei fatti quotidiani e allo stesso tempo poteva intrattenere i propri figli con le storie illustrate.

 Dopo avere proposto l’idea a numerosi quotidiani, entrò al Corriere della Sera, testata giornalistica che con la gestione di Albertini stava velocemente diventando uno dei giornali più importanti della penisola.

In breve tempo Silvio Filippi assunse il ruolo di direttore responsabile del Corriere dei Piccoli, che presto divenne punto  di riferimento per le generazioni di bambini,  con le storie che proponeva svolgeva una funzione pedagogica.

Le storie non avevano quasi mai  le tipiche nuvolette, poiché erano giudicati diseducativi. Nel corriere si pubblicavano  racconti in prosa, poesie e brevi copioni teatrali.

L’elemento immancabile e famoso del corriere era la prima pagina, dedicata ad una storia di una sola tavola a colori, suddivisa in quattro strisce di due vignette ciascuna; sotto ogni vignetta vi erano due distici, le strofe invece erano ottonari con rima baciata, essi avevano prendevano d’esempio il modello dei  cantastorie e dei fogli volanti dell’800.

Già dalla prima pubblicazione, il supplemento del corriere divenne un successo, distinguendosi nel panorama delle pubblicazione puerili.

Il corriere, forte del successo che in breve tempo aveva riscosso, pubblicò anche la versione italiana dei fumetti  dal King Features Syndacate.

 Le tavole non mantenevano la formattazione originale americana, ma erano sottotitolate da versi in rima baciata.
Accanto alle storie importate negli Stati Uniti, il corriere creò storie originali con una filastrocca come didascalia.

In quest’epoca nacquero personaggi che entrarono nel cuore delle future generazioni, tra i tanti ricordiamo Bilbobul e Quadratino, apprezzati ancora oggi per il disegno in stile Liberty e per il surrealismo delle storie.

Dopo la fine della prima guerra mondiale, arrivarono una serie di giovani disegnatori italiani, che crearono nuove macchiette. Ricordiamo Carlo Bisi , che inventa Sor Pampurio, personaggio caricaturale rappresentante un borghese nevrotico e Bruno Angioletta che inventa Marmittone, anch’esso personaggio caricaturale rappresentante un soldato oppresso dai suoi superiori. 

 Il personaggio simbolo di questi anni è sicuramente Il Signor Bonaventura di Sergio Tofano. La vignetta iniziava sempre con una frase che entrò nel cuore dei lettori “Qui comincia l’avventura del Signor Bonaventura” e terminava premiando l’avventura del protagonista con l’assegno da un milione. Il successo del corriere dei piccoli diede il via a nuovi progetti come ad esempio il Corriere dei grandi e il Corriere dei piccolissimi.

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Uno dei punti di forza del settimanale fu il cosiddetto Corrierino Scuola, inserto nel quale vennero pubblicati atlanti geografici e scenari naturalistici. Nel corrierino,  si era soliti trovare i soldatini oppure i calciatori o anche una serie di giochi con ambientazione in carta rigorosamente tutti da incollare e ritagliare.

 Il corriere uscì ininterrottamente per quasi 90 anni, tranne nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, durante il quale il giornale cambiò il nome in Giornale dei Piccoli.

 In questi anni la figura di Silvio Filippi era già lontana dal corriere. Dopo la sua dipartita, si susseguirono molti direttori responsabili tra i quali ricordiamo Carlo Triberti, che lo guidò dal 1964 al 1972.

Triberti rivoluzionò il formato e l’impostazione della rivista, questa volta interamente a colori, ed introdusse nella penisola i fumetti di creazione Franco- Belga.

La gestione di Triberti ringiovanì la testata, sia per la pubblicazione di fumetti di pregevole fattura e sia per la valorizzazione di autori sia italiani e anche stranieri.

Il 1970 fu un periodo di svolta per il corriere, nella testata cambiarono il numero di pagine da 52 a 68, inoltre l’impostazione non era più improntata ad un pubblico puerile, ma assunse la caratteristica di un corriere per ragazzi, annoverando rubriche di sport musica e cinema. Nell’estate del 1970 il corriere subì un cambio di denominazione che diventò “Corriere dei Ragazzi”, il cambiamento però fu inaspettato e destabilizzò il settimanale che intanto  fu allegato in versione ridotta di 16 pagine  nel Corriere della Sera.

Nel frattempo il cambiamento del nome fu accompagnato dal cambiamento dirigenziale, Giancarlo Francesconi prese le redini della testata e conoscendo i gusti del medium adolescenziale, aggiunse contenuti appetibili per questi ultimi, considerati rivoluzionari ed innovativi per l’epoca, tanto che il corriere dei ragazzi viene ricordato come una delle migliori espressioni editoriali per adolescenti di sempre.

LA CADUTA

Il triennio 1975-1978 fu da dimenticare per la testata;  nonostante la sua crescente popolarità tra i giovani, la testata dovette affrontare la conseguenza della crisi economica del Corriere e la concorrenza dell’”Intrepido” edito dalla Casa Editrice Universo che vendeva il quadruplo  delle copie settimanali del corriere dei ragazzi.

Nel frattempo il direttore che aveva dato un tocco di creatività alla testata (Francesconi), venne licenziato e la direzione passò ad Alfredo Barberis, il quale non sapendo con quale pubblico aveva a che fare, per ridurre il budget della testata eliminò il colore e operò delle modifiche nel formato.

La testata cambiò nuovamente denominazione in CorrierBoy , nell’intento di acquistare la fetta di mercato riservata agli adulti, ma l’idea si rivelò un totale disastro.

 Il corriere oramai persa la propria identità ed il proprio bacino di utenza, venne chiusa nel 1984 decretando la fine della storica testata nata alla fine del 1800 dalla mente del visionario Silvio Spaventa Filippi.

La rivista oramai chiusa da decenni, ancora oggi lascia un bellissimo ricordo ai tantissimi lettori che da piccoli si dilettavano a leggere le storie dei loro personaggi preferiti creati dalle menti visionarie degli autori e disegnatori che si susseguirono nel corso degli anni.

Articolo di

Antonio d’Aleo

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