Strage di via d’Amelio, 3 giorni per ricordare Paolo Borsellino e la sua scorta

Così come successo per Giovanni Falcone, anche i giorni dedicati alla commemorazione di Paolo Borsellino sembrano quasi assumere i connotati di un festeggiamento.

Il 1992, 57 giorni dopo l’attentato di Capaci, si portava via anche Paolo Borsellino e gli uomini della scorta.

A 24 anni di distanza il ricordo dei due martiri della giustizia è ancora vivido e fortissimo; a Palermo si è appena conclusa la tre giorni di eventi organizzati per ricordare Paolo Borsellino.

Si è iniziato domenica 17 con una preghiera interreligiosa presso la ‘Casa di Paolo’; la Casa di Paolo è una struttura voluta fortemente dal fratello di Paolo, Salvatore, che ha acquistato i locali dove anni fa sorgeva la farmacia della famiglia Borsellino, per trasformarli in un centro polivalente dove organizzare attività formative e culturali, rivolte ai giovani abitanti del quartiere Kalsa di Palermo, quartiere dove crebbero i giovani Paolo e Giovanni, per aiutarli ad entrare nel mondo del lavoro. Successivamente si è svolta una fiaccolata che ha effettuato ‘l’acchianata’, ossia la tradizionale salita di Montepellegrino fino al santuario di Santa Rosalia.

Giorno 18, in via d’Amelio, luogo della strage, sotto l’Albero della Pace si sono susseguiti diversi eventi organizzati dal Centro Studi Borsellino: nella prima parte delle iniziative è stato messo in scena lo spettacolo teatrale dal titolo ‘In mio onore’ di Elisa Parrinello con la Compagnia Teatrale di Folleria; lo spettacolo, come ha spigato la stessa Parrinello vuole rappresentare un omaggio e un invito a ricordare tutti i martiri della mafia, rappresenta una preghiera di redenzione e di libertà per la nostra Sicilia, una terra vittima e carnefice di se stessa. Allo spettacolo sono seguite una serie di testimonianze, letture e intermezzi musicali. Contemporaneamente dal Tribunale di Palermo è partito un corteo che ha raggiunto la facoltà i Giurisprudenza dove si è tenuto un convegno dal titolo ‘Verità non vendette. Via d’Amelio 24 anni dopo, le risposte che mancano’, che ha visto la presenza anche di Antonio Ingoia. La giornata si è conclusa con una veglia svoltasi sempre in via d’Amelio.

Giorno 19, ieri, la giornata più intensa; si è iniziato con ‘Speriamo che cambi il vento’ l’evento organizzato dall’associazione Agende Rosse, che ha visto intervenire sul palco, tra gli altri, Antonio Vullo (l’autista di Paolo Borsellino, unico sopravvissuto alla strage di Via D’Amelio), che ha raccontato di come confidasse in Borsellino per estirpare la mafia da Palermo e di come attende ancora di sapere la verità su quel giorno di 24 anni fa,  Giovanni Impastato, fratello di Peppino e Vincenzo Agostino, i quali hanno entrambi parlato di depistaggi e di infiltrazioni mafiosi all’interno delle istituzioni che non permettono dunque di giungere alla verità sulle numerose morti per mano mafiosa di servitori dello stato. Alle 16.58 poi, momento esatto in cui 24 anni fa esplose l’auto carica di tritolo, il commosso e intenso minuto di silenzio in ricordo del Giudice Borsellino e degli uomini della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina

Alle 20 si è poi tenuta una biciclettata con partenza da via d’Amelio, arrivo all’Casa di Paolo’ alla Kalsa e ritorno in via d’Amelio, dove infine alle 22 circa è stato proiettato il film ‘Era d’estate’ di Fiorella Infascelli, che racconta dell’esilio forzato che i due giudici, con le loro famiglie, dovettero subire all’Asinara nell’estate del 1985 a causa di una minaccia di morte, ricevuta nei loro confronti.

Come diceva Paolo Borsellino: “Speriamo che cambi il vento, che venga il libeccio, che si porti via quest’afa”