Sul porto di Gela il solito lavoro legato all’emergenza. Comitato: che fine ha fatto l’accordo?

Sono trascorsi quattro mesi dalla trasmissione dei pareri ambientali del piano di caratterizzazione della sabbia del porto di Gela, e tutto è ora paralizzato a causa di un’emergenza reiterata che ha portato al ripetersi dello stesso evento, cioè fare un canale , e non intervento risolutivo e definitivo , che sta rallentando qualsiasi iter sia ordinario che straordinario, con il rischio di rivedere l’accordo storico sottoscritto tra Regione Siciliana, Comune di Gela ed Eni nel 27 settembre 2016. Questo il grido di allarme del Gruppo di lavoro del Porto rifugio di Gela.

Da quando si è costituito tale Gruppo, cioè dall’ottobre 2015, tanti gli incontri che si sono susseguiti per portare avanti un progetto ben preciso
“In un anno e mezzo il gruppo di lavoro, si è spesso recato alla Protezione Civile, dipartimento incaricato, dalla presidenza della Regione Siciliana, per la redazione del progetto relativo al Porto Rifugio e che comprende: il piano di caratterizzazione, il piano di dragaggio complessivo, a 4 mt di profondità, e l’allungamento del braccio di ponente, nonché la rimozione dei frangiflutti posizionati ad ovest ed il posizionamento di barriere naturali frangivento. ” Ha sottolineato il Gruppo di Lavoro.

Il gruppo,  formato da amministrazione, presidente del consiglio, tre consiglieri comunali di diverse forze politiche , dal comitato per il porto rifugio di Gela, nonché da associazione dei pescatori, ha avuto l’unico obiettivo di seguire l’iter tecnico-amministrativo che avrebbe dovuto garantire alla città, nel breve tempo, di poter fruire di un porto funzionale e non più a tempo determinato.

“Nonostante «l’Accordo Attuativo ex art. 6 – Intervento di Dragaggio del Porto Rifugio» con il quale Eni e RaGe si sono impegnate a mettere a disposizione una quota del Contributo Eni pari a euro 165.000 euro sottoscritto, in data 28 maggio 2015, da Regione, Comune, Eni e RaGe, a seguito dell’ordinanza n° 02/2015 del 23 febbraio 2015 con la quale la Capitaneria di Porto di Gela disponeva, il divieto di ingresso e uscita dal Porto Rifugio per tutte le unità navali aventi pescaggio superiore a 1,40 metri; la Protezione Civile, la Regione e il Comune, di concerto con gli attori che operano all’interno del Porto Rifugio, hanno, in seguito, ritenuto di non procedere con le attività contemplate nell’Accordo per il Dragaggio, non rappresentando queste la soluzione definitiva rispetto ai ricorrenti problemi di insabbiamento cui il Porto Rifugio, nella sua configurazione attuale, è soggetto e che, negli anni, hanno prodotto un’emorragia di denaro pubblico.”

Il gruppo di lavoro  ha portato avanti una scelta progettuale ben precisa e risolutiva, prendendosi anche la responsabilità di lasciare a casa tanti padri di famiglia che vivono grazie alle loro attività in seno all’area portuale, ma con la consapevolezza che Gela .”on potesse restare ancora legata all’emergenza per una incapacità politica consumata nel tempo e che ci ha privato della naturale vocazione del nostro territorio. ” Hanno affermato i componenti

“L’iter, invece, a questo punto viene frenato bruscamente da parte della Regione Siciliana, che a seguito dell’ordinanza 03/2017 rilasciata dalla Capitaneria di Porto, stralcia mesi di lavoro, mettendo, peraltro, in sovraesposizione un comune in grave dissesto economico, chiedendogli di emettere l’ordinanza ex art. 191 non avendone le competenze, per il solito intervento in emergenza per fare un canale , che con coraggio gli stessi pescatori avevano bocciato due anni prima a favore di un intervento strutturale che non consentisse più di sprecare denaro pubblico.”

Il Comitato del porto del Golfo Di Gela chiede, per il bene della città tutta, che venga applicato in toto l’accordo del 27 Settembre e che quindi venga trasmesso immediatamente il Piano di Dragaggio agli enti preposti per i pareri di competenza, nell’attesa che venga affidato il primo stralcio relativo alla caratterizzazione, per poi andare avanti con gli altri stralci previsti, e che consegnerebbe alla città un porto funzionale a tempo indeterminato, garantendo lo sviluppo di un segmento importante dell’economia gelese, oggi morente .

“Inoltre attendiamo ancora delle risposte perché la Regione Siciliana vuole intervenire con il solito lavoro di emergenza per fare il solito canale che durerà per pochi mesi buttando soldi pubblici , ma non si capisce perché questa emergenza , visto che le motovedette della capitanerie di Gela qualche giorno fa sono state trasferite presso il Porto Di Licata per ottemperate al proprio servizio di sorveglianza e sicurezza in mare al Golfo di Gela e ai siti industriali presenti a mare”. Ha concluso il Gruppo di Lavoro.