Sul porto rifugio il solito lavoro di escavazione. Ecco il progetto. Interviene il Comitato

Realizzare un “corridoio” all’interno del porto rifugio di Gela, al fine di consentire la fruibilità del porto sia ai mezzi di soccorso in dotazione delle Capitaneria di Poro, che alle imbarcazione dei pescatori. L’opera consiste nell’escavo del fondale fino alla quota -2.50 m, per una larghezza di 40 m ed una lunghezza di circa 440 m. Questo quanto riportato nella perizia esecutiva della “Riprofilatura di emergenza dei fondali per il ripristino della funzionalità di accesso al porto rifugio di Gela”, emessa il 2 marzo scorso. 
Si tratta del progetto redatto dalla Regione Sicilia idpartimento Protezione civile di Palermo per l’ennesimo lavoro di escavazione a mt 2,5 dei fondali, dell’imboccatura  del Porto di Gela.  Tale  lavoro dovrà essere effettuato in somma urgenza , per cercare di creare un canale al fine di poter consentire i natanti ad entrare ed uscire dal porto . Sulla questione sono intervenuti i componenti del Comitato del Porto del Golfo di Gela. Tante le domande a simile progetto.
“Con quali soldi verranno fatti questi lavori ? Tali lavori saranno risolutivi o temporanei come effettuati negli anni passati ? Quindi fra tre mesi saremmo nuovamente in emergenza per l’ennesima insabbiamento? 
Perché non attuare i lavori descritti sull’accordo firmato il 27settembre  2016 che sarebbero risolutivi per il  problema  insabbiamento del porto Rifugio di Gela ? 
Si chiedono i componenti del Comitato del Golfo del porto.
Il progetto riporta il seguente testo, che descrive l’intervento sul porto gelese. 
“Le  scarpate dell’escavo avranno una pendenza di 8(H)/1(V) per garantirne la stabilità
nel tempo. Inoltre, sempre per garantire la maggiore durabilità possibile, la giacitura del tracciato di escavo è stata definita il più adiacente possibile alla rotta di sicurezza, attualmente impiegata dai pochi mezzi che, dato il modesto pescaggio, riescono ancora ad usufruire del porto. 
Tale scelta progettuale è altresì confermata dall’azione ondosa che tende ad erodere
lungo l’area del molo di levante, causando al contempo un accumulo di materiale lungo il
molo di ponente.
L’escavo subacqueo del fondale del Porto Rifugio di Gela sarà effettuato attraverso l’impiego di draga equipaggiata con benna bivalve meccanica a chiusura ermetica. Il materiale dragato dovrà poi essere sversato tramite la medesima benna su apposita betta con stiva di carico a tenuta stagna affiancata alla draga, al fine di essere successivamente depositato in specifica area all’interno del bacino portuale dove, peraltro, è già presente un accumulo creatosi naturalmente nel corso del tempo, in attesa di successiva caratterizzazione, in base al cui esito si valuteranno le operazioni da intraprendere.
Al fine di ridurre al minimo ogni rischio di dispersione di eventuali materiali in risospensione durante le operazioni di escavo, sarà prevista la realizzazione di una barriera in panne galleggianti speciali, costituite da teli in poliestere ad alta resistenza resinati e vincolati tramite cavi d’acciaio INOX austenitico a corpi morti adeguatamente posati sul fondale marino. Scopo della barriera sarà pertanto quello di garantire un alto grado di protezione da quota livello mare sino a quota fondale, garantendo resistenza e durabilità delle panne stesse durante le operazioni di escavo.
Una volta terminato l’escavo saranno posizionate delle boe di delimitazione dell’area dragata con la funzione pertanto di segnalamento del corridoio di navigazione da seguire per l’accesso e l’uscita dal porto, distanziate di circa 30 m l’una dall’altra. “
 

Articoli correlati