Sulla strada: Jack Kerouac, l’inguaribile vagabondo del Massachusetts

Sulla strada (On the Road titolo originale) del 1957, considerato il manifesto della beat generation, è romanzo con forti cenni autobiografici che descrive l’incontro di Sal (Kerouac) e Dean il “pazzo” (Cassady), e il loro viaggio con altre persone  sulle sconfinate autostrade americane. Arriva in Italia nel 1959, grazie a Fernanda Pivano, la promotrice della letteratura americana, che convince gli editori Mondadori a pubblicarlo. È con questo libro che Kerouac diventa il massimo esponente della “beat generation”.

Continuamente in giro per le strade e città degli Stati Uniti sono i personaggi di questo romanzo episodico che si svolge verso la fine degli anni ’40, giovani “beatniks” dei quali Dean Moriarty, amico di Sal Paradise il narratore, è il tipico esempio. Moriarty, descritto come se fosse il protagonista di una saga del selvaggio West, è nato nell’Ovest. Figlio di un lavoratore stagionale dopo l’uscita dal riformatorio conduce una vita che contrasta apertamente con le concezioni borghesi: una fissa dimora, un lavoro stabile e senso di responsabilità.  La sua esistenza e quella dei suoi compagni ha come unico fine la ricerca dell'”intensità” dell’esperienza, intensità dello sperimentare la vastità e la bellezza del continente nordamericano, le emozioni del sesso, del jazz e delle discussioni con amici ed estranei stimolate dall’alcol.

Le parole chiave del linguaggio  “beat” sono: “kick”, momento di rapimento estetico e “dig”, comprensione spontanea dell’altro. Sal, cresciuto nell’Est, studente con ambizioni letterarie, subisce a New York l’influenza di Dean, quando questi decide di ritornare all’Ovest Sal lo raggiunge dopo un lungo viaggio, lo ritrova finalmente a Denver nel Colorado, per la maggior parte dei due anni che seguono conducono un’esistenza da nomade, dormendo dove capita, accettando passaggi da camionisti, racimolando qualche dollaro sfruttando parenti, amici e conoscenti.

Sal comprende sempre più chiaramente che l’inquietudine di Dean, la sua avidità di esperienze sempre nuove ed eccitanti, derivano dall’incapacità di adattarsi alla società, capisce che la sua fuga da ogni vincolo rappresenta anche una protesta contro la società americana, contro il “paradiso dell’ambizioso”. Dean, preso dal suo smisurato desiderio di libertà e dalla sua febbrile ricerca di autoaffermazione agisce spesso, a livello umano, in modo irresponsabile non solo con molte ragazze ma anche con lo stesso Sal, che abbandona un giorno in Messico affamato e ammalato. Tuttavia Sal non attribuisce questa indifferenza verso le persone, né gli occasionali furti di automobili e le piccole truffe, commessi da Dean, alla sua debolezza di carattere, ma piuttosto a una forma di sconsideratezza addirittura naturale.

Dopo ogni viaggio Sal si sente sempre più esausto e distrutto, desidera iniziare tutto da capo, avere un lavoro sensato, una vita “normale” e alla fine si sforza di raggiungere questa meta. Invece Dean dopo ogni tentativo di fermarsi in modo stabile in qualche luogo viene spinto sulla strada della sua inquietudine interiore, perché per lui il viaggiare è insieme “una liberazione è un narcotico”. Sal fino all’ultimo prova ammirazione per l’amico per “impossibile complessità della sua vita”, per la sua assoluto coerenza che ai suoi occhi lo rende “l’idiota, lo stupido e il santo di questa società “.

I suoi personaggi sono una parata di fuorilegge, vagabondi, ubriaconi e drogati, ma tutti inconfondibilmente americani. Il viaggio per Sal Paradiso e i suoi stravaganti compagni, Dean Moriarty e Carlo Marx (trasposizione letteraria di due amici di Kerouac come lo scrittore Neal Cassady e il poeta Allen Ginsberg), è una fuga romantica verso un mondo lontano dal conformismo e dalle convenzioni borghesi in cui sono cresciuti. Un mondo idilliaco, mai esistito, se non nella mente, non lucida, dei personaggi: come nei sogni, suggestionati dell’immagine di un mondo che non c’è nella realtà.  Il percorso anarchico e incoerente attraverso gli Stati Uniti intrapreso dai personaggi del romanzo, che si conclude in Messico, ha continuato a costituire un segnale culturalmente importante di rifiuto dell’egemonia del materialismo, del consumismo della società americana e di riaffermazione dei valori ideali. Una società definita dallo scrittore: “the plastic fifties”.

Se per i protagonisti il viaggio rappresenta una fonte costante di rinnovamento interiore e di scoperta, lo sconfinamento in Messico segna il coronamento, cioè il luogo in cui è finalmente possibile dare libero corso alle loro aspirazioni naturali e ritrovare la spontaneità, ma assume anche la connotazione di una fuga ideale verso un mondo lontano dalle convenzioni borghesi. Ma la strada che attraversa il confine a Sud degli Stati Uniti come ricorda Sal: “è la strada dei vecchi fuorilegge americani”, e con cui Kerouac e i suoi compagni in qualche modo si identificano, in quello loro incessante ed estrema ricerca della felicità, ma anche per loro, come per i fuorilegge, tuffarsi in quello spazio esotico e incantato si rivela deludente e ad uno ad uno sono costretti a fare ritorno nel loro mondo.

 

KerouacKerouac, nel ’47, insieme al critico John Clennon Holmes, conia il termine “Beat” che diventa un movimento artistico, letterario e musicale e ufficialmente nasce nel ’52 come “Beat generation” che e denota quella generazione di giovani anticonformisti in rivolta contro l’establishment formatasi in quegli anni. Spesso criticato per l’uso smodato di alcool, anfetamine, e altre sostanze stupefacenti, la cui funzione è eliminare i freni inibitori. Se da un lato siamo di fronte alla trasgressione e alla provocazione, dall’altro lato il mondo beat è animato da una grandissima vitalità ed entusiasmo. Molto criticato per il loro stile di vita trasgressivo, per le idee anticonformiste.

Per Kerouac “Beat non significa stanco o sconfitto, ma beato, la parola italiana per beatific: essere in uno stato di beatitudine, come San Francesco, cercare di amare tutto nella vita, cercare di essere sinceri fino in fondo con tutti, praticare la sopportazione, la gentilezza, coltivare la gioia del cuore”.

Uno dei principi attorno ai quali il movimenti costruisce il suo mito è la spontaneità, fonte originaria di un’energia che persegue la verità per vie naturali, e per Kerouac spontanea doveva essere anche la scrittura, ma sulla base di documenti e testimonianze scopriamo che egli era solito revisionare più volte e con cura i suoi scritti, la fluidità e la scorrevolezza del suo stile non può che essere il risultato di un’abile operazione letteraria per produrre un determinato effetto sul lettore.
Kerouac negò di aver lavorato con tanta cura, perché una cosa del genere era in conflitto con la leggenda di genio della “prosodia bop” che stava costruendo intorno a sé. Ma i suoi taccuini, fedelissimi compagni di viaggio, non sono solo ricchi di osservazioni e annotazioni sui suoi stati d’animo, ma anche di bozze di capitoli, di falsi incipit, divagazioni sul clima e anche di profili di personaggi. “… dovresti proprio vedere, sono un genio dell’organizzazione”, “Avrei dovuto fare l’impiegato di banca”, scrive al suo amico Clellon Holmes.  La sua bravura è stata quella di far credere, per molto tempo, che quello fosse un tratto istintivo della sua scrittura.

Nel 2010 esce l’attesissimo On the road. Il “rotolo” del 1951, il libro contenente il manoscritto originale del romanzo e ben più lungo e si possono leggere i pensieri dello scrittore, quelli che non hanno subito il filtro della censura che ha portato alla pubblicazione nel 1957. Parolacce, omosessualità,  pedofilia, sono alcuni argomenti che emergono, si parla di sesso in modo esplicito, il linguaggio è privo da pudori, abbondano i termini slang più espliciti e scurrili per descrivere parti del corpo della donna e dell’uomo. La copia originale del rotolo è stata battuta all’asta per 2 milioni di dollari.

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