Via ai tabù, l’Eros svelato e raccontato al Museo Archeologico di Gela

“Eros, dal mito al contemporaneo” è il titolo della mostra d’arte inaugurata oggi alle ore 10.00 presso il museo archeologico di Gela. L’esposizione è stata anticipata da una conferenza stampa presieduta dalla curatrice Alba Romano, il direttore del museo Ennio Turco, lo scultore Giacomo Rizzo e l’artista gelese Giovanni Iudice.

Nel corso della storia il culto della sessualità, sia sul piano fisico che sentimentale, ha subito variazioni. Nell’antica Grecia era considerato un motore di vita, era amore, visione organica del corpo, omosessualità da rappresentare nelle decorazioni sui vasi e nelle sculture, come dimostrano gli stessi reperti archeologici esposti al museo. Eros, nome greco del dio dell’amore, è presente anche in diverse forme nella mitologia di cui la cultura occidentale è figlia. “Il cratere rappresenta l’amplesso del caos come archetipo dell’Eros – commenta Ennio Turco – Non era solo un discorso carnale, ma di conoscenza. Eros era a metà tra uomo e divinità, di fatto con le sue ali si elevava da terra ogni volta che raggiungeva un orgasmo.”   Nella cultura contemporanea, che sia per ragioni religiose o semplicemente moraliste, il sesso e la consapevolezza dei propri istinti variano invece a seconda della cultura a cui si appartiene, diventando in alcuni casi un vero e proprio tabù. Nel corso degli anni è stato anche oggetto di censura, facente parte di una produzione segreta di alcuni artisti, mentre altri ne hanno invece fatto un tema preponderante.

Attraverso nudi, scene di fellatio, rapporti omosessuali, astrattismo, paesaggi dalle forme femminili e giochi di parole, la mostra si propone invece di smascherare questi pregiudizi, di raccontare l’erotismo nelle sue varie sfaccettature. Simbolico è anche il ruolo delle artiste donne che hanno contribuito alla sua realizzazione, e delle rappresentazioni del genere femminili attraverso rapporti saffici, rapporti etero e scenari di fantasia. “Già gli antichi avevano capito che mens sana in corpore sano. Non c’è né perversione né malizia nel liberarsi di certi tabù- interviene Giacomo Rizzo – Per noi artisti è una responsabilità, una missione nel far riconoscere certi aspetti in tutta la bellezza dell’eros.”

Tuttavia, è anche vero  che per la censura e per l’occhio sociale e moralista, l’arte non-convenzionale viene spesso confusa con la pornografia. Risulta difficile al giorno d’oggi capire come far approcciare i più piccoli alla sessualità in modo consono senza che questi vengano protetti più del necessario. “L’arte sprigiona quelli che sono i terrorismi nelle teste dei ragazzi che dai loro genitori vengono protetti più del dovuto. Purtroppo oggi c’è un grosso equivoco che non fa distinguere l’arte dalla censura legata alla pornografia, per cui i ragazzi hanno un’idea distorta del sesso” – sostiene Iudice.

Eros e thanatos (“morte” in greco) sembrano due concetti opposti, ma in realtà sono contenuti l’uno nell’altro, tanto che l’orgasmo in francese è definito “piccola morte”. Entrambe due pulsioni che ,rascendono, allontanano dalle sensazioni corporee per mezzo della distruzione del sé o dell’altro, o dell’orgasmo. Allo stesso modo commenta Alba Romano: “Nella mostra c’è una sezione dedicata al Perturbante, tutto ciò che è vicino alla morte ma non è morte e continua ad essere vita. Tutto ciò porta a uno stato di eccitazione e curiosità, perché alla fine l’eros non è soltanto l’atto sessuale, ma tutto ciò che dà. È questo motore, questa spinta che poi ti porta a desiderarlo.”

Oltre alle opere degli stessi Iudice e Rizzo, saranno esposte anche quelle degli artisti Emanuele Giuffrida, Ignazio Schifano, Giulio Catelli, Barbara Cammarata, Daniele Cascone, Gaestano Costa, Marco Stefanucci, William Zanghi, Philippe Berson, Lou Doubois, Kali Jons, Isa Kaos, Frédéric Léglise e Jojo Wang.  La mostra sarà aperta domani a partire dalle ore 18.00.