Terza lettera a Mattarella per il passaggio di Gela a Catania: Csag chiede audizione, dopo bocciatura Ddl

Scrivono per la terza volta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e lo fanno per richiedere una audizione dopo la bocciatura del Ddl di passaggio di Gela, Niscemi e Piazza Armerina nella Città Metropolitana di Catania.
Questa è l’iniziativa da parte del Csag (comitato per lo svilppo delll’area gelese) insieme ai comitati che hanno sempre sostenuto il passaggio delle tre città nell’area etnea. 
“Per la prima volta in Italia, un referendum confermativo non avrà seguito e il potere legislativo lavorerebbe contro le voliontà popolari espresse e richieste dal Parlamento stesso, tradendo ogni più elementare norma della democrazia.”
Hanno sottolineato i comitati al presidente Mattarella a cui viene descritto il susseguirsi delle varie leggi che avrebbe dovuto portare alla migrazione dalla proprie province: dalla L.R. 8/14 che istituisce i Liberi Consorzi dando la possibilità ai comuni di poter migrare da un Libero Consorzio ad un altro, alla LR 15/15 che si chiede nuovamente ai comuni di deliberare, perché l’impianto della LR 8/14 prevedeva 9 Liberi Consorzi più tre Città Metropolitane, mentre la LR 15/15 sei Liberi Consorzi e tre Liberi Consorzi che costituiscono le tre Città Metropolitane.
  “Dopo la seconda delibera, che tutti e quattro comuni producono (l’iter è regolamentato in maniera chiara dall’art. 44 della LR 15/2015), bisogna soltanto prendere atto della volontà dei comuni e dei cittadini, ed approvare la Legge che prende atto della mutata situazione territoriale dell’ente intermedio siciliano.
   Però, ciò che per i cittadini appare semplice e naturale, diventa difficile nel momento in cui l’esame della Prima Commissione Ars il 4 maggio 2016 da parere negativo, tradendo i consigli comunali e, cosa ancor più grave, il volere popolare espressosi attraverso referendum confermativo,  che ha visto la partecipazione, nei tre comuni, di oltre 32.000 cittadini-elettori, di cui oltre il 90% ha votato il “SI” all’adesione al nuovo ente intermedio Catanese.
 
  Adesso il testo andrà all’esame dell’aula con parere negativo della Prima Commissione; il Parlamento regionale potrebbe ulteriormente mortificare le scelte popolari e bocciare i DDL contenenti le variazioni territoriali”. 
  A queste comunità non rimane che iniziare il percorso giudiziario, contestualmente a quello mediatico. 

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