Trenta famiglie chiedono risarcimento ad Eni per “disastro innominato”. Oggi la prima udienza

Trenta  gelesi chiedono un risarcimento alla Eni per danno ambientale o meglio “innominato”, causato dall’attività del Petrolchimico di Gela. Oggi fissata la prima udienza al Tribunale di Gela, contro  la raffineria e società dell’Eni, contro la presidenza del Consiglio, il  ministero dell’Ambiente, la  Regione Sicilia, il comune di Gela, l’Arpa, e la  Protezione civile.

 Si tratta di persone  che non hanno prestato servizio per la società petrolchimica, ma cittadini gelesi: casalinghe, pensionati, professionisti. Tutti  stanchi di vivere in una città dall’aria irrespirabile, di non comprare la frutta locale, di non poter fare il bagno a mare, di non utilizzare l’acqua che sgorga dai rubinetti. E ancora la paura di ammalarsi di tumore, o la puzza eccessiva in qualsiasi ora del giorno e della notte. Tutti  difesi dall’avvocato  Emanuele Maganuco.  Nel resto d’Italia nemmeno si può immaginare cosa significa nascere e vivere turandosi il naso. Ecco perché chiediamo il riconoscimento della  “lesione del diritto costituzionale alla salubrità dell’ambiente’”. Ha detto l’avvocato. La colpa di tutto ciò è di chi inquina, e di chi ha avuto condotte omissive  violando la legge. Ricordiamo che 22  imputati tra tecnici e direttori della societá e di Enimed, devono rispondere di  “disastro colposo innominato, omesse bonifiche, getto pericoloso di cose e violazione dei codici ambientali”. 

 Il tutto a   conclusione delle indagini preliminari condotte dal procuratore della Repubblica di Gela Lucia Lotti, nella  maxi inchiesta sull’inquinamento ambientale causato negli ultimi 10 anni dalle emissioni del Petrolchimico, dalla ricerca e dallo sfruttamento dei pozzi petroliferi. Ciò é bastato per  fatto scattare  la causa di un risarcimento che Maganuco ha quantificato in 50 mila euro a persona. 

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