“Tuono” di Giuliana Fraglica: impariamo a lasciare le zavorre a terra

“ Nell’anno del poi che rincorre il mai accadde qualcosa che da tempo sembrava inevitabile, che però stupì tutti.”

Quante volte grandi e piccoli non riescono a trovare una via di comunicazione? È proprio il linguaggio, secondo Giuliana Fraglica, il mezzo espressivo più efficace per far sì che i bambini capiscano i grandi e al tempo stesso possano sentirsi capiti a loro volta. Perché spesso i grandi non sono in grado di spiegare attraverso parole comprensibili e si cullano sull’idea che i bambini certe cose non le possono capire. “Ma piccolo non è stupido, se tu me lo spieghi io lo capisco.”

Cos’è “Tuono”? “Tuono” è un libro di metafore, un invito ad essere curiosi, a ritrovare la propria identità e ad accettarla. A correre, senza scappare. Tuono è la manifestazione della libertà. Tuono è un bambino, appunto.

Il piccolo Tuono corre, corre sempre perché si caccia sempre nei guai causati dalla sua curiosità. All’inizio della storia il suo intento è oltrepassare il Muro della Giustizia che separa la Città del Tempo dove abita dalla Città Eterna dove vige la dittatura dell’Uomo col Bastone da quando il Ministro del Buon Senso è stato ucciso. La fortuna di Tuono è quella di avere un nonno fuori dal comune: non soltanto da nonno Cillampanei prende la passione per il mondo greco, ma il nonno costruisce mongolfiere. “Se ci pensate la mongolfiera è un mezzo di trasporto che lascia le zavorre a terra e si libera nell’aria. Noi umani dovremmo fare così.” Approdato con l’aiuto del nonno nella città eterna, il piccolo affronta una serie di peripezie che lo spingono a voler liberare la città eterna dalla dittatura e qui troverà l’aiuto di altri due bambini figli del Buon Senso: Ragione e Sentimento.

Ma c’è un altro personaggio con cui Tuono dovrà scontrarsi: Lingua di Spada, la moglie del dittatore che ogni mattina da un grande orecchio sussurra calunnie sugli abitanti della città, calunnie su cui le donne ricameranno per esporre in piazza i fatti degli altri.

“Ci sono cose di questa città che non trovi da nessuna parte, anche il semplice fatto che vai al bar e sanno già che vuoi lo zucchero di canna. Non importa se ho vissuto in diverse parti del mondo: io sono gelese, figlia di mia madre e di mio padre.  ” l’autrice racconta. Alla fine della presentazione del libro che si è tenuta presso il Liceo Classico Eschilo, l’autrice e cantante ha intrattenuto il pubblico con un brano ispirato dal libro, così com’è successo con “Scintilla” altra storia per piccina pubblicata precedentemente.  Il libro è dedicato con commozione al padre di Giuliana, ma anche alla piccola Margot che ci ha lasciati nelle settimane scorse e che abbiamo salutato con immenso dolore. La piccola era infatti una grande fan di “Scintilla”, allorché l’autrice ha suggerito all’assessore Salinitro che venga istituito un premio letterario in sua memoria.

Un libro per bambini, ma anche per i grandi che dimenticano come viaggiare in mongolfiera.