Twin Peaks,Il Ritorno.

Ero indecisa se svelare o meno la trama delle prime due puntate della terza serie di Twin Peaks, mi sono detta che non era rispettoso nei confronti di chi non è riuscito ad approfittare dell’errore di Sky ne di chi non ha retto alla notturna. Ho deciso di dirvi solo da dove riparte, cosa che in fondo conoscete già visto i prepotenti rumors che ne hanno preceduto l’uscita.

Twin Peaks ritorna e lo fa lasciando lo spettatore appeso ad immagini deformanti. Lynch non coccola i suoi spettatori, ora come allora, e ci catapulta nel bel mezzo di una scena in cui non riusciamo a riconoscere nessuno.

Destabilizza fin dall’inizio, nessuno ci presenta questi nuovi volti. Volti che ad un tratto scompaiono senza un perchè come fosse un sogno interrotto.

Onirismo e immaterialità sono le prime parole venutemi in mente.  Ad un tratto però ritroviamo l’Agente Dale Cooper, per fortuna, lui ci catapulta indietro nel tempo, a 25 anni fa esattamente dove l’avevamo lasciato. Cooper è seduto sulla stessa poltrona, di fronte a lui Laura Palmer che parla la lingua incomprensibile degli incubi e poi scompare, non prima di aver lanciato un urlo terrificante.

Il doppio, di cui tutta la serie e i suoi personaggi sono impregnati, investe anche Cooper che lascia i gentili e ironici panni per trasformarsi in una sorta di specchio malvagio di sè stesso.

Tornano i volti noti ed è bellissimo rivederli, invecchiati, sovrappeso, cambiati dal tempo.

Il tuffo al cuore arriva quando rivedo la Signora Ceppo, scomparsa alla fine delle riprese.

Capire quale direzione voglia dare Lynch a questa nuova stagione ha dell’impossibile, non so se ciò che ho/abbiamo visto in notturna abbia un senso, se in realtà questo straordinario regista ci abbia volutamente lanciato nel vuoto compiendo l’ennesimo gioco di prestigio, a cui nel bene e nel male siamo abituati.

Il maestro della tensione, degli enigmi sa di certo sfruttare l’effetto nostalgia ma sono troppe sedici puntate per poter anche solo abbozzare un’idea di cosa abbia in mente.

Non so se sperare in una ritrovata logicità o continuare a vagare in quel buio che ha reso cult questa serie e grande l’amore per Lynch.

Se è vero che i suoi marchi di fabbrica sono il dubbio, il disturbante, l’incomprensibile è anche vero che il suo pubblico è cambiato.

E’ un pubblico avvezzo ad una nuova costruzione  e concezione estetica, è lo stesso che ha visto la serie quando quindicenne si imbatteva per la prima volta in questa nuova forma di intrattenimento, diversa dal cinema, ma forse più potente.

Che Lynch voglia fare l’occhiolino al gusto dei suoi “nuovi” spettatori? Che voglia coccolare i nostalgici?

Non è dato sapere al momento e forse non lo sapremo mai.

Adesso non c’è però un saluto nostalgico, non sbandieriamo fazzoletti carichi di malinconia, adesso ci vediamo la prossima settimana perchè Twin Peaks è tornata, è tornata davvero.