Uccisi dalla mafia, la tragedia del ’46 ricordata con una messa: otto carabinieri di Feudo Nobile morti per la fedeltà

È stata celebrata ieri mattina, presso la Chiesa della Madonna del Rosario, da mons. Rosario Gisana, la messa in memoria degli 8 carabinieri della Stazione di Feudo  Nobile, sequestrati il 10 gennaio e  trucidati il 28 gennaio a Mazzarino. Settantanni sono passati dall’eccido di quegli otto carabinieri che, con sfida  del pericolo e  senso di fedeltà, hanno combattuto sino all’estremo sacrificio, negli anni quaranta, contro il banditismo. Presenti alla messa il comandante dei carabinieri di Gela Valerio Marra e le diverse autorità politiche e  civili. La cerimonia è stata organizzata dall’Associazine nazionale carabineri, nata di recente e che per la prima volta ha voluto ricordare questa pagine triste di storia dell’Arma che rischiava essere dimenticata. I fatti risalgono  quindi al 1946 quando, dopo la seconda guerra mondiale, la Sicilia era caratterizzata da fenomeni criminali diffusi noti con il nome di “Banditismo”. Nonostante le scarse informazipni a riguardo lo storico mazzarinese Giacomo Tulumello ed il giornalista del  “La Sicilia” Giuseppe Gennaro riuscirono a ricostruire la storia e parlarono dell’eccidio. In particolare il brigadiere Vincenzo Amenduni, i carabinieri Vittorio Levio, Emanuele Greco, Pietro Loria e Mario Boscone, tutti appartenenti alla caserma “Feudo Nobile” della Compagnia di Gela, durante un servizio di pattuglia del territorio, in zona Convissuto, furono assaliti da un gruppo di banditi armati appartenenti a bande criminali che operavano  nel niscemese i quali, dopo essere riusciti a bloccare e sequestrare i militari, hanno assalito pure al caserma di di Feudo Nobile, e con un cruento conflitto a fuoco, hanno sopraffato i carabinieri  Mario Spampinato, Fiorentino Bonfiglio e  Mario La Brocca. Dopo aver assistito al saccheggio ed alla distruzione della propria caserma i militari sono stati nascosti, sequestrati ed utilizzati in principio come scambio in occasione di trattative operate dai banditi con lo Stato. Ma tale obiettivo fallì e quando i criminali si resero conto che gli otto carabinieri sequestrati non potevano essere più liberati in quanto conoscitori dei loro carcerieri, decisero di trucidarli. In tale frangente, hanscritto lo storico Nicolosi, il brigadiere Amenduni si strinse al petto una fotografia dei figli e con quella tra le dita, fu ritrovato.
 
I corpi furono scoperti nei mesi successivi nella fossa in contrada Bubonia, nelle campagne di Mazzarino, dopo la cattura in Catania del bandito Milazzo il quale, a seguito di interrogatorio confessò di aver partecipato all’eccidio. L’unica donna gelese che ricordava tale episodio adesso non c’è più ha detto il maresciallo in pensione Domenico Resciniti. Quella di ieri è stata anche la prima cerimonia dell’Associazione nazinale carbainieri, di cui fa parte anche il maresciallo in pensione. 
 

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