Umani, troppo Umani.

 

I fiumi di dichiarazioni provenienti da ogni dove continuano a non scemare. Alcune di queste hanno il sapore stantio di pane raffermo, altre sfiorano l’ovvio.

La questio Riina è sicuramente controversa. La Cassazione ha scritto, ovviamente, che “Riina ha diritto ad una morte dignitosa”.

Scomodata la dignità per parlare di Riina, la dignità che è diritto fondamentale per ogni individuo. L’analisi dei termini usati non lascia scampo e si presta a facili sillogismi.

Riina è un individuo e dunque va rispettata la sua dignità, sillogismo che non piace ai più, tanto che il secondo sillogismo è semplice quanto mai ovvio: Riina è disumano quindi disumano lui, disumani noi.

Lo Stato dovrebbe, sempre secondo i più, comportarsi esattamente come lui, non applicare il diritto e negare quella dignità che lui non ha di certo riservato alle sue vittime.

Un diritto però se definito “fondamentale” spetta a qualsiasi individuo senza eccezioni, nemmeno per Riina.

Questo indigna, lo so, fa sobbalzare. Non possiamo e non dobbiamo concepire il diritto come sostitutivo morale di una nazione, la nostra, che a questa storia si sta appassionando talmente tanto da riversare la sua rabbia sui social con mostruosità degne del “mostro” stesso.

Non si discute, è chiaro, sulla disumanità dei delitti di cui si è macchiato il sign riina ( scritto volutamente in minuscolo) ma non si è meno disumani, a mio avviso, nel negare dignità nella morte, ciò va oltre alla legittima esecuzione di pena, pena che sta scontando da 24 anni.

Se proviamo però a vedere la questio da un punto di vista semiotico ci rendiamo subito conto che ridare dignità ad un uomo come Riina significa, probabilmente, cedere il passo a quei proselitismi tanto noti quanto tanto odiati. Spetta al tribunale di Bologna l’onere sulla richiesta del difensore del boss, finora sempre respinta.

Nel maggio 2016 lo stesso tribunale aveva rigettato la richiesta di differimento della pena poiché le gravi condizioni di salute permettevano le cure in ambiente carcerario.

L’eccezione tanto temuta per Riina, avrà il sapore amaro di una resa? La resa di uno Stato di diritto, il nostro, spesso vuoto, che dimostra in questa occasione di voler essere vivo?

Credo e forse a molti di voi sembrerà assurdo che uno Stato di diritto debba attenersi alle regole civili su cui è fondato, dando lezione di responsabilità, dando metro e misura della distanza che intercorre tra la nostra società civile e la mafia, anche di quella più becera e violenta rappresentata dal disumano, ormai larva, Riina.

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