Un tuffo nel mondo di Escher a Catania al Palazzo della Cultura

Accade, ancora troppo spesso, che la storia dell’arte e l’arte in genere venga percepita e interpretata come una disciplina per esperti, o per appassionati già in possesso di strumenti per interpretarla. Accade anche che l’arte spesso venga percepita come qualcosa di noioso, poco allettante, incomprensibile.
Spesso capita anche che la vita e la storia di un’artista vengano scrutate da lontano perché percepite lontane da noi  e appartenenti ad un passato altro, non confacente in toto o in parte al nostro tempo.

Il mio incontro con Escher è un viaggio. È una dimensione nuova, sorprendente, piena di illusione ottiche, è viaggio nella sua personalità, mutevole, imprevedibile.

Si può divenire spettatori delle meraviglie di Escher nella mostra che dal 19 marzo al 15 ottobre è allestita al Palazzo della Cultura di Catania.  Prorogata di quasi un mese per l’eccezionalità che riserva questa retrospettiva e per affluenza di spettatori che da tutta la Sicilia si stanno lasciando emozionare.

È una retrospettiva  che si compone di 140 opere del grande genio olandese, considerato una delle punte più avanzate dell’arte europea del secolo scorso, organizzata dal Comune di Catania con il Gruppo Arthemisia in collaborazione con la M.C. Escher Foundation.
Vagando per le stanze di Palazzo della Cultura a Catania la cosa che più  mi ha colpito, da siciliana, è l’importante rapporto che l’artista olandese ha avuto con la Sicilia.

Dieci delle Tredici opere ispirate dall’Isola sono in esposizione in questa retrospettiva.

Escher visitò la Sicilia nell’autunno del 1936, la ammirò e ne immortalò alcuni dei suoi scorci più belli e rappresentativi: il mare, il Duomo e l’Etna.

Giocano tra loro il bianco e il nero, in una corsa che è in perfetto equilibrio, sembra quasi una lotta tra buio e luce, tema caro all’isola e ai suoi abitanti.

Non ci si può non emozionare a vedere Catania vista dal porto con l’Etna sullo sfondo, la xilografia del 1936.

Ci si ritrova a passare in rassegna disegni, litografie e xilografie ora del tempio di Segesta, ora del Chiostro di Monreale, piuttosto che la Cattedrale di Cefalù, immensa e austera in una xilografia del 1932.

Facciamo un salto nella magica  Palermo, il suo mare e i Monaci mummificati delle Catacombe dei Cappuccini (litografia del 1932).

L’allestimento della mostra “Escher” è ben fatto, fraziona il percorso espositivo in otto sezioni,  tenendo sempre al centro il percorso artistico di questo artista.

C’è una dedica particolare al periodo italiano di Escher, periodo tra i più paghi della sua vita.In questo periodo Escher si dedicò alla riproduzione di paesaggi e di architetture monumentali.

Escher però non è solo questo,  è anche, e soprattutto, famoso per i suoi disegni enigmatici, per lo studio sullo spazio.

Nelle stazioni contrassegnate da lenti di ingrandimento si può, se si vuole, dare un’occhiata alla capacità di questo artista di sovvertire le leggi matematiche e fisiche. Ci illude Escher alternando continuamente pieni e vuoti.

Nella sezione Metamorfosi,  si possono ammirare tutte le opere più famose di Escher, esposte in un crescendo emozionale di grande impatto.

Apre “Metamorphosis II”, quest’opera da sola riesce a interpretare tutto il suo pensiero creativo. Da qui in poi  è una carrellata delle opere più famose tra cui: “Mano con sfera riflettente” (litografia, 1935); “Vincolo d’unione” (litografia, 1956), “Convesso e concavo” (xilografia, 1955), “Giorno e notte” (xilografia 1938), “Cascata” (litografia, 1961), “Belvedere” ((litografia, 1958), “Casa di scale” (litografia 1953), “Altro mondo II” (xilografia 1947) e “Mani che disegnano” (litografia, 1948).

Le opere di Escher riescono a coniugare scienze, natura e matematica e riescono a  stupire l’osservatore che continua per tutto il tempo a chiedersi come sia possibile tutto ciò.  D’obbligo è un’attenta osservazione.

Avvicinandosi alle opere si riesce a percepire lo straordinario, il paradossale. Moltissimi sono gli artisti che si sono ispirati alla sua opera surreale e  celebri registi hanno animato e reso tridimensionali alcune tra le sue opere più famose.

La parte conclusiva dell’esposizione concede spazio anche a questi, quasi una sorta di tributo. Un omaggio al genio.

La mostra riesce a incuriosire lo spettatore, a coinvolgerlo, a suscitare meraviglia. Dialoga con il fruitore e lo fa suo grazie a delle istallazioni interattive.

Ho scelto di visitare questa mostra da sola per un tuffo in solitaria, pronta a indagare i segreti di un’artista che ha fatto scuola.

Tanti erano gli spettatori che insieme a me vagavano tra le sale di Palazzo della Cultura, soli o accompagnati erano tutti attenti a non lasciarsi sfuggire il minimo dettaglio.

Uno mi ha colpito più di tutti, un bambino di poco più di sei anni. Il suo entusiasmo, la sua curiositas mi hanno mostrato che l’arte può e deve essere per tutti.

Alla fine della mostra c’è un’istallazione dove viene riproposta “Mano con sfera riflettente”, ci si può scattare una foto e sentirsi/vedersi dentro alla sfera di Escher.

Il bambino di cui sopra non riusciva ad entrare nella sfera perché di un paio di spanne più alta di lui.

Mi sono avvicinata e con un’intesa di sguardi abbiamo cominciato a saltare, lui per colmare altezze, io perchè non so non obbedire alle emozioni. Abbiamo saltato fino a stancarci.

È stato un tuffo nel mondo di Escher.

È questa l’arte in fondo, la capacità di risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza.