Una Gela senza lavoro e senza salute. Le donne del territorio scrivono alla Boldrini

Donne di Gela unite in  una città offesa e umiliata da parte di chi l’ha sfruttata e adesso e andato via lasciando una crisi economica senza precedenti. Sono le mogli, le madri, le figlie le sorelle dei lavoratori e e dei disoccupati di questa città martoriata.  Sono coloro che compongono il Coordinamento Donne per il Territorio di Gela sulla “Vertenza – Gela”.

Una  voce unanime si eleva  in una  lettera rivolta al presidente  della Camera dei Deputati Laura Boldrini, per portare a conoscenza non solo di un alta carica dello Stato, ma principalmente di una donna la triste storia di Gela.

«Quest’oggi le racconteremo un po’ della storia e della sofferenza di questa terra martoriata e atrofizzata che, tuttavia,  non riusciamo a smettere di amare.

Alcune di noi sono nate a Gela, altre sono arrivate dopo per seguire i propri padri, mariti, compagni, che avevano trovato un lavoro in questa città, alcune di noi si sono anche ammalate qui, molte altre hanno, malgrado tutto, deciso di restare per regalare alle generazioni future una terra pulita, una terra di sviluppo, una terra da amare senza tutte le riserve che hanno opposto le nostre menti e i nostri cuori stremati, alcune di noi sfidano con coraggio la crisi occupazionale che ha investito Gela nell’ultimo decennio, molte altre, infine, sono state sconfitte dalla malattia ed oggi intendiamo rappresentare anche i loro pensieri.

 

A Gela per mezzo secolo la parola “Lavoro” è stata spesso inevitabilmente accompagnata dal nome del colosso petrolchimico “ENI”, nato negli anni Sessanta dalla strenua volontà di Enrico Mattei.

Il miracolo della rinascita è durato poco, finché non ci si è accorti che si trattava di un‘industrializzazione distorta, priva di sviluppo e di progettualità territoriale. La ricchezza non ha prodotto benessere di lungo periodo: turismo, agricoltura e pesca,  tutte le risorse endemiche della città, sono state rese marginali nei piano di sviluppo, infine accantonate, poiché abbacinati dall’illusione effimera di un benessere derivante dal petrolio.

 

È una Gela “senza”.

 

Abbiamo sperato. Abbiamo creduto nella possibilità di una terra di lavoro, di una terra di salute, abbiamo creduto alle promesse di riconversione del polo e abbiamo sollevato domande, chiesto risposte: il silenzio è assordante.»

 

«Durante quest’ultimo mese le cittadine e i cittadini di Gela hanno assistito all’ennesima danza disperata di un tavolo che promette lavoro e bonifiche e che poi sparisce dietro continui rinvii e becere promesse. Intanto i nostri giovani, il nostro futuro, la nostra prospettiva di sviluppo, lasciano Gela e noi madri siamo costrette ad accompagnarli alla porta e ad indicare loro una strada meno disperata; nel frattempo non vi è traccia di bonifiche e le uniche risposte che arrivano sono le centinaia di lettere di licenziamento che le aziende dell’indotto recapitano nelle nostre case.

 

Uomini e donne senza lavoro, senza ammortizzatori sociali, ai margini di un substrato lavorativo già tristemente penalizzato dalla situazione ambientale e territoriale.

 

On Boldrini, lei nella sua qualità di Presidente della Camera dei deputati  e di donna, è per tutte noi  una speranza: siamo donne semplici e determinate che hanno un ruolo centrale nella famiglia e nella società e non vogliamo rassegnarci al destino che questa triste vicenda intende consegnarci.

Onorevole,  spesso nel nostro Paese si muore di lavoro e per lavoro, ma senza non si vive.  Nessun individuo dovrebbe trovarsi nell’assurda condizione di scegliere tra Lavoro e Salute, in quanto elementi imprescindibili di una vita dignitosa. Oggi e domani, chiediamo la garanzia di ambedue i diritti costituzionalmente rilevanti di cui anche Lei è garante, chiediamo risposte concrete per il territorio e la rottura del silenzio istituzionale che aleggia attorno la vicenda, infine, pretendiamo un impegno serio, inclusivo e progettuale che prenda in considerazione le istanze e le necessità delle cittadine e dei cittadini gelesi.

Questa battaglia di sviluppo e amore ci appartiene, ma  non possiamo vincerla da sole.»

 

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