Una malattia chiamata omo…fobia

“Mi chiamo Andrea e ce l’ho fatta: sono uscito dall’omosessualità”. Questo è soltanto uno degli articoli risalenti ad alcuni anni fa che, proprio in questi giorni, sono tornati sotto l’occhio vigile dei social network. Un titolo che somiglia un po’ al rito di presentazione in uno di quei tanti centri di recupero in cui la gente va per cercare di allontanarsi da un vizio degenerante. L’omosessualità al pari di un problema legato all’alcool o al gioco, dal quale si può uscire e diventare finalmente felici. Ma non finisce qui. C’è ancora chi parla di “cura per l’omosessualità” e chi dice che “uscirne è possibile”. Articoli che raccontano storie di uomini o, come si legge, di “ex omosessuali” che, arrivati a un certo punto della propria vita, si sono resi conto di essere stati vittime e prigionieri delle “bugie” del proprio inconscio e di aver rinunciato così alla libertà e alla felicità. Il tutto per esprimere un pensiero contrario a quanti dicono “omosessuali si nasce”. Nulla di più legittimo in un Paese democratico, ma forse portato avanti nei termini e nelle modalità sbagliate, rischiando piuttosto di alimentare l’omofobia già fin troppo diffusa in Italia e in Sicilia, basti pensare per esempio ai recentissimi episodi che si sono registrati in alcuni locali del catanese in cui diversi ragazzi omosessuali hanno subìto attacchi e offese, fino a essere stati cacciati via. Una piaga sociale che contrasta col messaggio di Papa Francesco che, in merito, un po’ di tempo fa aveva affermato: “Se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla”. Insomma, un problema ad oggi ancora molto delicato al quale verrebbe da rispondere alla stessa maniera: “Mi chiamo Andrea e ce l’ho fatta: sono uscito dall’omo…fobia”.