L’uomo in bilico

“L’uomo in bilico” (Dangling Man) primo romanzo dello scrittore statunitense di origine ebraica, Saul Bellow, scritto in forma di diario, racconta di un tentativo di libertà e del suo fallimento, vissuto nel più totale isolamento. Anche la tecnica narrativa scelta dallo scrittore, il diario, per esprime la condizione di assoluto distacco dal mondo in cui il personaggio ha scelto di vivere.

Nell’affannosa atmosfera propagandistica che precede la Seconda guerra mondiale, il cavilloso spirito di autosservazione dell’autore del diario appare dissonante, fuori luogo. Joseph un giovane di Chicago, non è certo uno di quei “duri” esaltati da Hemingway che divennero idoli di un’intera epoca. La sua posizione è quella di un uomo “in bilico”: attende con impazienza il richiamo alle armi, ha abbandonato il suo lavoro e l’abitazione e da diversi mesi vive con la moglie in una pensione non facendo nulla, trascorrendo le sue giornate nella più assoluta “libertà”. Non è più un civile, ma non è ancora un soldato.

La condizione del personaggio non è tuttavia di serenità, ma piuttosto di alienazione, di isolamento, vive chiuso nella sua stanza di pensione mentre la moglie lavora. Così, per la prima volta in vita sua gli rimane tempo per porsi domande, e porle alla società in cui vive. Questa autoanalisi lo riporta in fondo a chiedersi continuamente quale sia l’essenza dell’uomo moderno e quale sia lo scopo della sua stessa esistenza. Gli è immediatamente chiaro a quale tipo di contemporanei appartiene: non a quelli che accettano, come suo fratello soddisfatto di sé e del suo successo, la società attuale solo per pura ignoranza; non a quelli, come molti ai suoi amici, che si limitano ad analizzare le malattie della società in accese discussioni senza mai spingersi fino in fondo al problema.

Da un punto di vista interiore ed esteriore si trova in una terra di nessuno, completamente isolato, in un mondo estraneo, che non sa dare nessuna risposta alle sue tormentose domande. Egli chiede che il suo richiamo alle armi venga accelerato, non solo per andare a difendere il tipo di società in cui vive contro la dittatura, ma anche perché non riesce più a vivere nel vuoto che si è fatto nella sua vita. Il romanzo si chiude con le parole con cui Joseph accoglie il regolamento, dandogli il benvenuto.

La conclusione ci fa assistere all’ironica capitolazione del personaggio che, dichiarata partita vinta, decide di abbandonarsi nelle mani degli altri: “Non sono più responsabile di me stesso, e questo mi fa molto piacere. Sono in altre mani, affrancato da ogni dovere di decidere di me stesso, liberato dalla libertà. Urrà per il regolamento”. Nell’organizzazione militare, dove tutto è predisposto dall’alto, Joseph non avrà più problemi di responsabilità e comunicabilità.

 

saul  bellowSaul Bellow /sɔːl bɛləʊ/ (1904-2005), scrittore canadese naturalizzato statunitense. Fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1976 con la motivazione:
“Per la comprensione umana e la sottile analisi della cultura contemporanea che sono combinate nel suo lavoro”.