Vasco Rossi al Modena Park: commento disilluso.

Da giorni leggo commenti, storie e vicende tutte legate al concerto al Modena Park.

Vasco Rossi e i suoi sono un totale di duecento mila, forse di più, considerando chi è svenuto per asfissia ascellare.

In duecento mila, tutti insieme accampati da settimane per vedere il Dio del rock.

Stop. Senza rewind.

“Vasco ha unito tre generazioni” il web incalza contro quelli che chiaro e tondo hanno schierato il loro disappunto verso il Sign. Rossi e i suoi fans.

Che Vasco abbia unito tre generazioni e forse più non è per me necessariamente motivo di vanto e non lo è perché la capacità di riunire 200 mila persone sotto un’unica bandiera può essere indice di altro.

Ad esempio di un cattivo gusto musicale come poche nazioni al mondo. Gusto musicale fatto di bollicine, coca cola e rewind.

La “sintesi poetica” di cui la stampa che conta ha parlato in questi anni, io non la vedo, non la sento, non la tocco.

È un pubblico nostalgico quello di Modena, forse anche un po’ patetico data l’enormità della portata.

E sì, le canzoni di Vasco le conosciamo tutti, se non fosse perché per anni ci hanno bombardato il cervello band, cover band, amici e viaggi in autobus dove il “primo della fila” portava sempre con sé la sua cassettina.

E se avevi un minimo di gusto pregavi la Madonna e tutti i Santi di addormentarti prima del secondo vagito del Vasco-popolo.

Senza essere politicamente corretta, credo che qualcosa di artisticamente valido venti, trent’anni fa magari ci sia anche stato ma non adesso perché Vasco è invecchiato ed è vero che invecchiando si peggiora, parecchio.

Chi era presente avrà vissuto attimi di misticismo nostalgico e questi 200 mila ( lo ripeto) spiegano secondo me l’esigenza di un ritorno al passato.

Il Signor Rossi ieri ha aperto lo stargate e ha risucchiato i suoi fan nello spazio-tempo della nostalgia.

Continuando a far retorica con i suoi testi ora come allora, quando si atteggiava a bad boy della mortadella.

La sua di retorica funziona, bisogna darne atto. Funziona, nonostante i suoi sessantacinque ricchissimi anni di disillusione dispensata verso il mondo, l’Italietta.

Disillusione da quindicenne quale non è,che non sa cosa possa essere la disillusione vista la sua ricchezza e la sua estraneità alle difficoltà dei problemi del mondo.

E la cosa più straordinaria quanto mai triste è che non siamo negli anni ’80 quando la rivoluzione del web era agli albori e pochi erano gli eletti che potevano ampliare i loro orizzonti culturali e musicali.

Oggi ci basta un click.

Che sia proprio questo che abbia intorpidito le nostre menti? Di certo non c’è nessun nocchiero che guidi la nave in questo mare magnum di informazioni.

E lo so, cari fan, che questo mio commento vi farà storcere il naso, lo so.

Ma il fastidio va mostrato. A me non avete fatto arrabbiare, sorprendere.

Avete dato conferma di quanto sia triste il panorama culturale e musicale italiano e ne prendo atto con disillusione, quella vera però.

 

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