Ventitrè anni dall’omicidio di Gaetano Giordano. Cgil: la città non può dimenticare

Sono passati 23 anni da quando il 10 Novembre 1992  fu ucciso a Gela  Gaetano Giordano, proprietario di un  negozio di profumeria  in pieno centro storico.  Un omicidio simbolico,  in quanto il commerciante  si era infatti rifiutato di pagare il pizzo. Giordano aveva detto  di no a quella organizzazione criminale che in quegli anni deteneva in mano il controllo economico della città, quella che taglieggiava i negozi del centro storico, e la sua profumeria.   Gaetano Giordano, aveva 55 anni, aveva sfidato la mafia di Gela, ed è stato ucciso sotto casa, a colpi di pistola, un quarto d’ ora prima delle nove. Con lui vi era il figlio Massimo, allora 20 anni, che gli sedeva accanto nell’ auto,  e un proiettile lo ha colpito ad un braccio. “Ventitrè anni,  tanti e dolorosi per la città di Gela e la Sicilia”. Ha affermato Ignazio Giudice, segretario della Cgil di Gela.  “La città non può dimenticare, quell’omicidio ha lasciato senza parole i cittadini che conoscevano la famiglia Giordano e che mai avrebbero pensato che l’oppressione del pizzo e quindi il rifiuto di pagarlo potesse arrivare a tanto”, ha affermato Giudice. 
La Cgil  esprime, a distanza di 23 anni, la vicinanza umana alla famiglia Giordano e invita le Istituzioni a non dimenticare perchè ciò rappresenterebbe una macchia civile, una vera offesa nei confronti di chi come Gaetano Giordano ha fatto ciò che è normale fare, non piegarsi al pagamento del pizzo, difendere la libertà d’impresa e con essa la nostra città. 
“Tante cose sono cambiate – ha detto Giudice – ma non è pensabile arrivare al silenzio al ventitresimo anno dall’attentato. Le nuove generazioni devono sapere,conoscere, avere memoria e indirizzarla bene per il bene comune”. 
 

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