Lo stato vuole uccidere Gela: la protesta non di ferma. Operai e sindacati stanchi di “aspettare” il lavoro

Ancora oggi, per il decimo giorno consecutivo continuano i blocchi da parte dei lavoratori dell’indotto Eni. Una tensione che è ancora più alta dopo il risultato del vertice che si è svolto ieri pomeriggio al Ministero del Lavoro, e che ha portato solo ad un prolungamento degli ammortizzatori sociali, ma nessuna traccia degli investimenti, delle bonifiche, e delle misure chieste per risollevare la città dalla crisi. Lo avevano detto i sindacalisti, lo hanno sottolineato i consiglieri comunali, lo hanno gridato i cittadini: a città non ha bisogno di assistenzialismo, ma di lavoro.  E così ancora oggi sono state bloccate le principali strade di accesso alla città, sia sulla SS 117 Gela-Catania, che sulla SS 115 Gela-Vittoria. Quindi cassa integrazione fino ad aprile e poi avvio dei lavori per la riconversione Green della raffineria.  Ancora attesa, dopo i 14 mesi che sono trascorsi dalla firma del protocollo d’intesa al Mise, avvenuto il 6 novembre del 2014. E i sindacati Cgil, Cisl e Uil non demordono e stanno decidendo su eventuali azioni  da intraprendere. “Era e sarà una vertenza lunga e complessa. Lo avevamo annunciato ed oggi lo ribadiamo con più forza”, ha scritto il segretario della Cgil Ignazio Giudice nella sua pagina facebook. E ancora “le notizie che arrivano da Roma dimostrano che lo stato, ai suoi più alti livelli, vuole uccidere la città di Gela e con essa la sua storia”. Intanto il 18 febbraio prossimo vi sarà una conferenza di servizi in cui dovrebbero essere rilasciate alcune autorizzazioni.