Viaggio nel mondo dell’imprenditoria giovanile italiana: Danilo, Gabriele e Salvatore, storie di chi ce l’ha fatta.

Progettare, costruire, reinventarsi, questa la sfida dei giovani italiani dinanzi alle tante, troppe, incertezze del futuro e alle ancor più numerose difficoltà del presente. Sebbene le statistiche Istat attestino una progressiva riduzione delle iscrizioni nel corso degli ultimi due anni rispetto al biennio di punta 2003/2004, la formazione universitaria resta, oggi,  il percorso prescelto da un numero consistente di studenti. Ma c’è anche chi, per passione o necessità, una volta terminato il ciclo degli studi superiori, decide di tentare da subito l’inserimento nel mondo del lavoro, investendo le proprie risorse nella gestione di un’attività privata. Parliamo della piccola imprenditoria giovanile italiana, un settore complesso, caratterizzato da luci e ombre. Oggi più che mai, scommettere tutto su un’attività in proprio comporta notevoli rischi, ma può rivelarsi anche una scelta proficua e soddisfacente. Per stimolare l’interesse dei giovani verso la carriera imprenditoriale, la Comunità europea ha stanziato dei finanziamenti specifici rivolti a quanti risultano idonei alle condizioni e ai requisiti indicati. Nel nostro Paese un importante punto di riferimento è rappresentato da Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa che agisce su mandato del Governo per accrescere la competitività della Nazione e per sostenere i settori strategici dello sviluppo, valorizzando le potenzialità dei territori.

Attraverso un viaggio da Sud a Nord dell’Italia, abbiamo raccolto le storie di tre giovani imprenditori che raccontano una quotidianità fatta di sacrifici, passione, tenacia e voglia di costruire il proprio domani. Il nostro itinerario ha inizio dal capoluogo siciliano, la vivace Palermo, dove conosciamo Danilo Alongi, proprietario e gestore di un bed and breakfast sito nel centro storico della città. L’idea di inserirsi nel settore del turismo nasce cinque anni fa quando, insieme alla fidanzata, oggi moglie, Carmen, decide di trasformare la sua casa in un esercizio alberghiero, spinto dalla voglia di sentirsi autonomo e di creare finalmente una famiglia. Un passato di precariato quello di Danilo, che dopo aver conseguito la maturità scientifica e frequentato per alcuni anni la Facoltà di Lettere, interrompe gli studi, per ricoprire le più svariate mansioni, ultima delle quali nell’ambito di un progetto sociale di recupero ed inserimento di soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate.

E’ lui a raccontarci il faticoso iter burocratico, fatto di lunghe attese e interminabili pratiche da sbrigare, a cui deve sottoporsi chi ha in progetto l’apertura di un’attività privata. Ci spiega con rammarico quanto complesso sia, in realtà, poter beneficiare dei fondi europei, a causa delle innumerevoli clausole che ne restringono notevolmente l’accesso. Accade spesso, inoltre, che gli stessi finanziamenti vengano poco pubblicizzati, così che, venirne a conoscenza non risulta affatto semplice. Da questo deficit consegue che diversi milioni di euro, finalizzati al supporto dell’imprenditoria giovanile, rimangano inutilizzati. Uno spreco indicibile, se si pensa ai tanti giovani che ogni anno potrebbero giovarne nella fase di start up della loro impresa.

Chiediamo a Danilo quali differenze abbia riscontrato nel confronto con chi esercita la sua stessa professione in altre regioni d’Italia, sia per quanto riguarda l’aspetto ideologico-culturale, sia dal punto di vista del supporto pubblico e delle difficoltà economiche. <<Credo che sia ormai diminuita la forbice tra Nord e Sud – ci dice. Oggi, in tutta Italia occorre semplicemente valorizzare al massimo le ricchezze naturali, storiche ed artistiche di cui è ricca, in modo che la nostra Nazione sia realmente Il bel Paese. Purtroppo, è finito già da molti anni il sogno del posto fisso e sono anche poche le occasioni di contratti a progetto e simili. Ritengo, pertanto, che la migliore soluzione sia provare a creare qualcosa di proprio, anche sulla scia del Co-Working, un progetto in team con persone che condividono degli ideali. Essere ottimisti sempre, questo è il mio consiglio, anzi, è un imperativo che tutti noi dobbiamo imporci, nonostante viviamo giornalmente tra mille difficoltà>>.

Lasciata la Sicilia, percorriamo la penisola fino ad arrivare in territorio marchigiano, in una piccola cittadina in provincia di Macerata, Matelica. Qui incontriamo Gabriele Bastari che, a soli 23 anni, gestisce, insieme all’amico Diego, un ristorante. Una bella sfida per un giovane che, a quattro materie dalla laurea in Economia e Commercio, riesce a conciliare con risultati soddisfacenti studio e lavoro. Gabriele ci racconta i tanti progetti per il futuro e le varie problematiche da affrontare. In primis, una tassazione tra le più alte fra i settori lavorativi. Il giovane ristoratore mette in evidenza con grande amarezza il mancato aiuto da parte degli enti statali e della Comunità europea. Ma la determinazione e la passione che mette in tutto ciò che fa sono più forti di qualsiasi ostacolo. <<Ogni giorno – ci dice – ricordo a me stesso che in questo mondo niente ci viene regalato, ma tutto va guadagnato con pazienza, impegno costante e grande forza di volontà. In questi tre requisiti indispensabili è racchiusa la chiave per riuscire bene nel nostro lavoro, come del resto in qualsiasi altro settore. In una situazione occupazionale in forte crisi come quella che stiamo vivendo, occorre mettersi in gioco e non arrendersi fino a trovare la propria strada. Posso dire di conoscere tanti ragazzi, più o meno miei coetanei, che con grandi sacrifici ce l’hanno fatta>>.

Concludiamo il nostro viaggio spostandoci più a Nord, in Emilia Romagna, a Parma. Ad attenderci, per rispondere alle nostre domande e curiosità, c’è Salvatore Distefano, siciliano, trasferitosi qui da alcuni anni, che dopo aver lavorato per un lungo periodo nel settore dell’edilizia, gestisce, oggi, una tavola calda di prodotti tipicamente siciliani. Salvatore ci parla della sua attività di promozione della cultura gastronomica siciliana e del confronto con le tradizioni della terra emiliana. <<Ogni luogo è un giacimento di culture, storie millenarie, e la cucina, all’interno di questo bagaglio ricco e prezioso, riveste un ruolo fondamentale. Il mio progetto nasce dalla voglia di far conoscere agli abitanti di Parma e dintorni i sapori siciliani. Ciò che più mi entusiasma, però, è confrontarmi con gli abitanti del luogo in merito a pietanze e ricette tipiche>>. Anche lui ci confida le difficoltà economiche, le spese crescenti e la mancanza di agevolazioni, un problema ancora una volta evidenziato e che sembra accomunare indistintamente ogni area d’Italia. Ai giovani che vorrebbero provare ad investire nel settore della gestione privata Salvatore consiglia di andare all’estero, dove i neo-lavoratori, vengono supportati e incentivati mediante fondi e finanziamenti pubblici. <<La situazione italiana è davvero critica, duole dirlo, ma questa condizione impone, a volte, scelte drastiche, come quella di lasciare tutto, gli affetti e la propria terra d’origine, in cerca di prospettive migliori. Soprattutto in un settore come questo, in cui mettere in piedi un’attività, con tutti in rischi che essa comporta, diventa veramente complesso se non si è adeguatamente supportati e sostenuti dall’istituzione pubblica>>.

Danilo, Gabriele e Salvatore, tre storie diverse le loro, ma accomunate da determinazione, coraggio e voglia di mettersi in gioco, nonostante la crisi imperante e gli interrogativi di ogni giorno.

Dal racconto delle loro esperienze emergono i paradossi e le contraddizioni di un sistema burocratico da snellire e riformare. I requisiti che vincolano l’accesso al  Piano garanzia giovani, facente parte dei fondi europei strutturali, andrebbero riconsiderati ai fini di consentire la fruibilità ad una fascia più ampia di potenziali imprenditori. Un ruolo di maggiore interesse e responsabilità andrebbe assunto, inoltre, dai singoli governi regionali. L’auspicio dei tre imprenditori è che lo Stato si impegni attivamente nella promozione di politiche volte a valorizzare e incentivare la creatività e l’intraprendenza dei giovani, facilitando la messa in atto di idee e progetti validi in ogni ambito del settore lavorativo, perché, proprio partendo da qui, un giorno, come dice Danilo, l’Italia sarà veramente Il bel Paese. Ma fino a quando non si avrà il buon senso di capirlo, tutto questo non rimarrà che un’utopia.