Viaggio nella Pubblica Sanità gelese – Parte seconda

L’Asp annuncia: <<Breast Unit, avvio entro giugno 2016>>

Continua il ciclo di inchieste di Accénto News sulla Pubblica sanità gelese, finalizzato a mettere in evidenza punti di forza ed eccellenze professionali, e a denunciare carenze strutturali e organiche dei servizi facenti capo all’Asp di Caltanissetta. La scorsa settimana abbiamo iniziato il nostro percorso con il Centro di Radioterapia “Crocifisso Moscato”, inaugurato nel gennaio 2014 e che, oggi, nonostante qualche carenza di personale e alcuni aspetti logistici da potenziare, cerca di far fronte alle esigenze dei pazienti provenienti non solo dall’area gelese, ma anche da diverse province dell’isola, come Agrigento, Enna, Ragusa e Palermo. Ci spostiamo adesso nei locali dell’Ospedale “Vittorio Emanuele”, occupandoci del caso riguardante il servizio di Senologia che, allo stato attuale, si appoggia alla Chirurgia, non esistendo all’interno dell’azienda un apposito reparto. Una condizione che si protrae ormai da diverso tempo, le cui cause vanno ricercate nelle varie politiche di gestione, alternatesi nel corso degli ultimi anni ed improntate ad una riduzione della spesa pubblica da raggiungere mediante le procedure di accorpamento dei reparti sanitari. Una vicenda travagliata, in cui non sono mancati paradossi e incongruenze, promesse mai mantenute e progetti bloccati in piena fase di avvio. Nel dicembre 2012, alla presenza dei vertici dirigenziali, venne inaugurata a Gela la Breast Unit, unità altamente specializzata nella diagnosi e nel trattamento del carcinoma alla mammella. Una svolta accolta con entusiasmo e grande soddisfazione dai medici del presidio ospedaliero e dalla cittadinanza che, però, si rivelò ben presto un’illusione. All’inaugurazione non seguì, infatti, nessuna dotazione degli spazi necessari, ma soltanto una catena interminabile di rinvii. A distanza di tre anni, la Breast Unit non è ancora una realtà. Stando, però, alle dichiarazioni rilasciateci dal direttore generale dell’Asp, il dottor Carmelo Iacono, la situazione dovrebbe finalmente sbloccarsi nei prossimi mesi, portando alla concretizzazione del progetto entro giugno 2016. Il Piano sanitario regionale, valido per il prossimo triennio, prevede per Gela la realizzazione di un’unità operativa complessa di senologia con due posti letto ordinari e due in day hospital, in linea alla normativa europea, che richiede a tutti gli Stati membri dell’Ue di definire, entro il 2016, nelle programmazioni sanitarie, il ruolo di Breast Unit certificate, da collocare nelle zone territoriali strategiche.

Tra le difficoltà quotidiane che il servizio si trova ad affrontare vi è la mancanza di personale infermieristico stabile. A dare il loro prezioso contributo per colmare questa carenza sono, ancora una volta, le volontarie dell’Ados, Associazione donne operate al seno, già attive all’interno della Radioterapia “Moscato”. Donne coraggio, divenute un importante punto di riferimento  per le pazienti e per le loro famiglie, prima, durante e dopo il ricovero ospedaliero.

Nonostante i disagi, il servizio di Senologia del “Vittorio Emanuele” viene considerato uno dei più all’avanguardia della Sicilia per i risultati positivi ottenuti grazie alle tecniche innovative d’intervento, messe in atto, nel corso degli ultimi tredici anni, dal chirurgo primario Giuseppe Di Martino. Nel 2002, fu proprio Di Martino il primo in Sicilia a sperimentare, con esiti ottimali, la metodica del linfonodo sentinella, oggi divenuta, a livello internazionale, cardine della terapia chirurgica conservativa senologica. Tale tecnica consente di non ricorrere più, nei casi in cui non sia strettamente necessario, alla mastectomia. Se dall’analisi effettuata risulta che il primo linfonodo, denominato sentinella, sia privo di cellule tumorali, non si interviene sugli altri. In caso contrario, si procede allo svuotamento del cavo ascellare, cioè alla rimozione di tutti i linfonodi.

Dall’inizio del 2015, a Gela, sono stati 200 gli interventi eseguiti e 900 le visite senologiche. Il carcinoma alla mammella colpisce in media 1 donna su 8. In Italia sono 40.000 le donne affette da questa patologia, la più diffusa nel sesso femminile. Ad essere più a rischio, la fascia d’età che va dai 49 ai 70 anni.  Fondamentale la prevenzione, effettuata attraverso screening periodici, che consentono di tenere sotto controllo il proprio stato di salute e di individuare, qualora si presentasse, la malattia al suo stadio iniziale, così da poter intervenire tempestivamente, aumentando notevolmente le possibilità di guarigione. Statistiche attestano che nei luoghi in cui sono già attive le Breast Unit vi è una sopravvivenza alla malattia pari al 30% in più rispetto alle altre zone. Un dato significativo questo, che conferma l’importanza della formazione di un team multidisciplinare stabile, che si occupi della prevenzione, diagnosi e terapia del carcinoma mammario.

L’auspicio è che le nuove misure di riordino della rete ospedaliera locale, annunciate da Asp e Regione, si inseriscano all’interno di una comune volontà di potenziamento dei servizi offerti all’utenza, mettendo a punto una più sapiente gestione delle risorse economiche che non vada a penalizzare la sanità pubblica con politiche di dubbia efficacia. Nei prossimi mesi sapremo se, questa volta, finalmente, i tempi annunciati saranno rispettati.