Viaggio nella Sanità gelese – Parte prima: Il Polo Oncologico oggi, a un anno e mezzo dalla sua apertura

Un sistema caratterizzato da luci e ombre, una macchina complessa e dalle vaste dimensioni, i cui ingranaggi non sempre risultano armonizzati e perfettamente funzionanti. Parliamo della Pubblica Sanità gelese che, se da una parte si trova a fare i conti con disservizi e casi di inadempienza, dall’altra, vanta la presenza di figure professionali valide e qualificate, le quali, attraverso un’intensa attività di studio e di ricerca, si pongono come obiettivo quello di far crescere il livello qualitativo dell’assistenza offerta ai pazienti.

Inizia oggi, con il Centro di Radioterapia per la diagnosi e la cura delle patologie oncologiche, inaugurato nel gennaio 2014, il nostro percorso tra le strutture sanitarie e i reparti ospedalieri della città, facenti capo all’Asp di Caltanissetta, al fine di mettere in evidenza deficit e carenze, ma anche punti di forza e risultati positivi raggiunti nel corso degli ultimi anni. Un iter travagliato quello che precede l’avvio dei servizi del Centro, segnato da più di dieci anni di instancabili lotte, sit-in e appelli agli organi competenti, affinché Gela, che insieme al suo comprensorio si colloca tra i primi posti nelle classifiche nazionali per patologie tumorali causate, per buona parte, dall’alto tasso di inquinamento ambientale prodotto in cinquant’anni di attività industriale, venisse dotata di un suo Polo oncologico. Una tappa importante per i pazienti gelesi che, fino a poco tempo fa, erano costretti a recarsi altrove per ricevere le cure necessarie. Oggi – secondo quanto dichiarato dall’Azienda sanitaria provinciale – si registra un trend in diminuzione dei cosiddetti viaggi della speranza da Gela verso i Poli oncologici delle altre città siciliane. Un dato che sembra essere in linea con le statistiche regionali dello scorso anno che, a loro volta, in riferimento all’Oncologia, evidenziano un notevole calo dei ricoveri in trasferta verso le regioni del nord Italia, dovuto a una maggiore fiducia, rispetto al passato, nella sanità locale.

 La struttura, sita in Piazza Trento, dedicata alla memoria di Crocifisso Moscato, presidente del Movimento per il Polo oncologico, scomparso nel 2008 a causa di un tumore, è diretta dal medico primario Giovanni Cartia, il quale si occupa anche della direzione del Centro di Radioterapia di San Cataldo, a cui il Presidio di Gela è affiliato. Dall’inizio del 2015, sono stati 163 i pazienti che si sono rivolti al Centro per accertamenti e cure, il 60-70 per cento dei quali gelesi, gli altri, provenienti da città del comprensorio e dalle province di Agrigento, Enna, Ragusa e Palermo. La maggior parte degli assistiti è costituita da donne affette da cancro al seno, patologia che, a livello nazionale, rappresenta il 29 per cento di tutti i tumori che colpiscono il sesso femminile. Servendosi dell’utilizzo dei raggi X, chiamati anche radiazioni ionizzanti, la radioterapia mira a distruggere le cellule tumorali risparmiando quelle sane. Sono due gli acceleratori lineari di cui è dotato il centro, mediante i quali viene effettuato questo tipo di trattamento medico.

Tornata al suo regolare funzionamento la Tac che, pochi giorni fa, per un guasto improvviso, aveva causato ritardi nei turni dei controlli. Se dal punto di vista dei servizi il centro sembra rispondere in maniera idonea alle necessità dei pazienti, alcune carenze si registrano, invece, in riferimento al numero del personale tecnico e degli infermieri professionali che affiancano il primario e i tre medici in servizio presso la struttura. Carenze, tuttavia, per cui la direzione del Polo ha già inoltrato ai vertici una richiesta d’intervento e che, secondo quanto stabilito, saranno colmate entro poche settimane. Allo stato attuale, il Centro non dispone dell’ausilio di figure come psicologi e psicoterapeuti, necessarie per supportare i pazienti durante il lungo e sofferto cammino che va dalla presa di coscienza della malattia alle varie fasi della terapia. A colmare questa mancanza, le volontarie dell’Ados, Associazione donne operate al seno. Donne che con grande coraggio e dignità hanno affrontato e sconfitto il loro male, assaporando la bellezza della rinascita e che, adesso, sono diventate un esempio per tante altre donne, uno sprone a non arrendersi, a convertire il proprio dolore in nuova forza, per ricominciare, e riscoprire il senso più profondo e autentico della vita. Accanto all’Ados, diverse sono le associazioni del territorio che si adoperano per il buon funzionamento della struttura, dandosi da fare dove necessario.

Un altro aspetto, segnalatoci dal dottor Cartia, è l’assenza di un moderno sistema digitale di comunicazione che spesso causa tempi più lunghi nella  trasmissione dei dati e dei documenti dal Polo “Moscato” all’Azienda ospedaliere “Vittorio Emanuele”. A tal proposito, è stato già presentato all’Amministrazione dell’Asp di Caltanissetta un progetto, che mira all’informatizzazione del Centro, così da facilitare il disbrigo delle pratiche, potenziando la collaborazione.

Oggi, i progressi compiuti dalla ricerca scientifica lasciano ben sperare in un futuro prossimo in cui siano sempre più ottimizzati i risultati prodotti dalle terapie messe in campo, al fine di vincere la sfida con quel “nemico oscuro” chiamato cancro.