Violenza Domestica sugli Uomini

Durante l’Ottocento si è cominciato a parlare di un nuovo concetto, più precisamente di un movimento che mirava a porre fine alle disuguaglianze politiche e sociali fra donne e uomini: il femminismo. Oggi però, in modo del tutto naturale, il femminismo si è spinto ben oltre la semplice disuguaglianza politica (ormai praticamente inesistente) insinuandosi a tal punto nelle nostre vite che diamo per scontato quale sia il ruolo della donna e quale quello dell’uomo: più precisamente, l’uomo è colui capace di commettere ogni genere di atrocità, è colui che continua ad approfittarsi della debolezza della donna imponendo la propria autorità anche con la forza, rendendo lei l’unica vittima che necessiti aiuto e protezione. Prendiamo in considerazione, ad esempio, la violenza domestica.

Il fenomeno della violenza domestica non è qualcosa di sconosciuto, bensì è una realtà concreta presente nella vita di ognuno, in modo diretto o meno che sia. Tutti i giorni siamo bombardati da notizie continue, ma limitate allo stereotipo che questa realtà è diventata: quanto sappiamo, davvero, sulla violenza domestica? La prima cosa che ci viene in mente quando ne sentiamo parlare è l’ennesima donna che viene maltrattata e/o uccisa, dunque emerge immediatamente il concetto di “femminicidio” che sta portando ad avere una comunità sempre più femminista e alla visione dell’uomo come il male che approfitta della debolezza di una donna.

Ma non è sempre questo che avviene. Così come è fortemente conosciuta e presente la consapevolezza delle tante donne che sono state maltrattate dai propri compagni o ex, così è totalmente ignorato, invece, il pensiero che anche a parti invertite possano esserci delle violenze e dei soprusi: anche gli uomini possono essere vittime all’interno della vita coniugale, e lo sono molto più spesso di quanto si possa pensare. Un fenomeno che rientra all’interno della cosiddetta violenza di genere, così come vi rientra la violenza sulle donne: ma allora, perché è una realtà così poco conosciuta? Si potrebbe pensare che ciò avviene a causa della rarità di eventi di questo genere, ma non è affatto così. Andando con ordine, uno studio del 2007 dell’American Journal of Public Health ha rivelato che il 23% delle relazioni sono violente, nel 49,7% la violenza è reciproca mentre nel 50,3 % non è reciproca: di quelle non reciproche il 70,7% delle violenze è perpetrata dalla donna, contro solo il 29,3% degli uomini.

 

Nonostante i dati parlino chiaramente, risulta difficile immaginare una donna in grado di danneggiare fisicamente un uomo, solitamente più grande e forte di lei, ma non bisogna dimenticare come sia possibile utilizzare armi quali coltelli o pistole, il che riporta a uno studio del 2005 sulla rivista peer-reviewed Violence and Victims: i risultati, ottenuti da un’indagine portata avanti fra studenti universitari, mostravano come donne e uomini erano ugualmente autori di violenza sul partner, con la sola differenza che le donne avevano il doppio di possibilità di usare violenza grave contro i propri compagni (15,11% contro 7,41%). A fornire un’idea più generale della situazione è stato uno studio del 2012 sul Journal of Aggression, Conflict and Peace Research, il quale afferma che il 53% delle vittime di violenza domestica sono uomini e che il 47% sono donne. Dunque la frequenza con cui gli uomini subiscono una violenza (fisica o psicologica che sia) all’interno di una relazione non è affatto di poco conto, perciò come mai non si sentono notizie del genere? Semplicemente perché non sempre l’uomo vede come un qualcosa di sbagliato l’aggressione da parte della propria compagna o, ancor peggio, si vergogna di denunciare il fatto di essere stato maltrattato da una donna perché lo considera come un disonore, un motivo di beffa da parte della società. Una revisione sistematica del 2012 su Partner Abuse informa che maggiori tassi di violenza unidirezionale da parte degli uomini sulle donne sono stati trovati solo in studi che si basavano sui rapporti delle forze dell’ordine, il che dimostra come l’uomo fatichi a parlare nel caso in cui si trovasse in una situazione di sottomissione nella propria relazione. Infatti, secondo uno studio del 2000 del Canadian Centre for Justice Statistics, solo il 15% delle violenze contro gli uomini viene denunciato alla polizia, e la metà di queste le riporta non l’aggredito, ma terzi.

 

Come se non bastasse, la poca notorietà della violenza sugli uomini è favorita dalla scarsissima presenza di strutture e aiuti per queste vittime che sembrano così poco consone alla normalità. Uno studio del 2011 sul Journal of Family Violence dimostra che nonostante il 43,7% delle vittime maschili si rivolga a centri antiviolenza e il 23,4% a linee antiviolenza, il 78,3% dei centri e il 63,9% delle linee rispondono loro di aiutare solo donne; il 63,9% dei centri e il 32,2% delle linee li accusa di essere in realtà dei maltrattanti, e infine il 25,4% delle linee antiviolenza fornisce loro numeri che si rivelano essere per programmi di aiuto ai maltrattanti.

 

Emerge chiaramente come tutti i dati statistici presenti in quest’articolo siano stati presi da riviste e studi esteri, americani e/o inglesi. Si potrebbe benissimo credere che il problema della violenza di genere sugli uomini non sia presente in Italia, che qui sia solo la donna a subire soprusi e a necessitare assistenza. Ma se così fosse, si approfitterebbe di questa assenza per mettere in risalto la gravità della situazione della donna, facendo notare come il maschio stia “al sicuro” rispetto alla femmina, ma ciò non avviene. Semplicemente è una cosa che viene totalmente ignorata, tanto che si fatica a trovare degli studi italiani a riguardo, quando invece siamo pieni zeppi di ricerche, dati, giornate speciali e documentari dedicati alla violenza sulle donne. Che il femminismo sia stato talmente in grado di insinuarsi nelle nostre vite e condizionarle da creare una vera e propria realtà di omertà mediatica? Un’omertà che ha ormai portato ad ignorare del tutto la possibilità che anche un uomo possa soffrire all’interno della vita coniugale, e dunque che anche i maggiori enti di ricerca in Italia (come l’ISTAT, Istituto Nazionale di Statistica) tendono a tralasciare deliberatamente

 

. Nel 2006 l’ISTAT ha condotto uno studio sulla violenza di genere, su mandato del Ministero per le Pari Opportunità, elaborando un questionario basato su diverse tipologie di violenza: la ricerca è stata condotta esclusivamente su un campione di 25.000 donne di età tra i 16 e i 70 anni; proiettando i risultati sul totale della popolazione femminile è emerso che 6,7 milioni di donne avrebbero subito violenza fisica o sessuale, 7 milioni violenza psicologica e 2 milioni avrebbero subito stalking. La popolazione maschile è stata del tutto ignorata dall’ISTAT, ma fortunatamente ha provveduto a rimediare un gruppo di studiosi che si è servito dello stesso identico questionario: facendo uno studio su un campione di soli 1.058 uomini compresi fra i 18 e i 70 anni, e proiettando i risultati sulla popolazione maschile italiana è emerso che 5 milioni avrebbero subito violenza fisica, 3,8 milioni avrebbero subito violenza sessuale, 6 milioni violenza psicologica e 2,5 milioni sarebbero stati vittime di atti persecutori.

Insomma, la società sembra essersi fatta soggiogare completamente da quello che oggi è il femminismo e dai suoi stereotipi, ignorando un aspetto della realtà grave e concreto e credendo che si possa veramente parlare di “femminicidi”: l’omicidio di un uomo ha meno valenza? Entrambi i generi fanno parte della razza umana, quindi entrambi sono soggetti ad emozioni quali la rabbia, ed entrambi sono in grado di perdere il controllo e commettere delle atrocità.

https://antisessismo.wordpress.com/2014/06/29/violenza-domestica-verso-gli-uomini-e-le-donne/

Articolo  di

Sofia Cassarino