Vota me, vota me: candidati in vendita al mercato settimanale

I manifesti con i loro visi sventolanti tra i capi d’abbigliamento esposti nelle bancarelle del mercato settimanale. A pochi giorni dalle elezioni, la classe politica di Gela sembra riscoprire il mercato settimanale. Tutti presenti i candidati a sindaco di Gela, a chiedere voti ai cittadini, donne più o meno giovani, ma anche uomini, che si erano recati stamani in quel che è rimasto dell’antico mercato settimanale gelese. A fare campagna elettorale anche candidati consiglieri uscenti in cerca di riconferma e aspiranti new entry. Tutti intendi a raccattare voti, in quello spazio sperduto tra le campagne gelesi, privo di servizi in cui il mercato, ormai ridotto a qualche centinaia di bancarelle, è stato relegato. Un mercato, pagato a caro prezzo, irraggiungibile per chi è a piedi, e di cui i cittadini si sono sempre lamentati, senza essere mai ascoltati. Oggi però tutti i politici erano in grado di trovare delle soluzioni alternative. Promesse o illusioni? Lo vedremo con il tempo. Intanto ognuno si è presentato come il candidato ideale a cui dare il voto, e in grado di cambiare le sorti della città. Volti di politici sorridenti che contrastavano con le espressioni di disillusione dei cittadini gelesi. Per non parlare dei commercianti, che oggi si sono sentiti quasi costretti ad affiggere nelle loro bancarelle itineranti i volti dei candidati. Manifesti che sono spariti subito dopo, quando a prevalere è stata la presa di coscienza della miseria in cui si sono ridotti a causa della perdita di clientela che di settimana in settimana ha rinunciato a frequentare  quella sorta di lager. E che dire del parcheggio sterrato, senza un criterio logico di sistemazione delle auto, in quanto essendo area privata, è al di fuori del controllo della polizia municipale: auto che occludono via d’uscita, senza possibilità di richiedere intervento da parte chi si ritrova “sequestrato”. Intanto oggi erano presenti, nell’indifferenza anche auto e camper dei candidati. Tutti insieme, a condividere i disagi. Solo che per la classe politica questi disagi sono vissuti una volta ogni cinque anni.

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