W La Libertà, W La Giustizia, W La Verità: Mirko Turco ringrazia San Giuseppe.

Per i siciliani San Giuseppe è il santo patrono per eccellenza della famiglia. In Sicilia la ricorrenza si caratterizza per una serie di manifestazioni rituali pubbliche e private di grande coinvolgimento popolare. Una delle celebrazioni più belle e suggestive è quella che si svolge a Gela.

I giorni prima della festa, numerose sono le famiglie che si dedicano all’allestimento degli “altari”, decorati di fiori, ricami e pani votivi di straordinaria bellezza. Quest’anno diverse sono state le famiglie che hanno allestito le consuete “cene di San. Giuseppe”, tutti per aver ricevuto grazia dal patrono “delle cause impossibili”, tra queste c’è la famiglia di Mirko Felice Eros Turco. Abbiamo scelto di raccontare questa storia perché Mirko è stato vittima di un impressionante errore giudiziario. Dopo un lungo calvario, è libero e riconosciuto come estraneo ai fatti. 

La storia di Mirko comincia in uno spensierato 13 agosto, lui aveva diciannove anni, una relazione e tanti progetti per il futuro. Viene arrestato dopo le accuse mosse da ben sette collaboratori di giustizia che lo accusarono di aver strangolato e bruciato il corpo di un sedicenne, Fortunato Belladonna. Verrà nuovamente accusato per l’omicidio di un altro uomo, Orazio Sciascio.

Chiacchiere tra collaboratori di giustizia a cui però i magistrati danno credito: Mirko, viene condannato a ben due ergastoli e comincia così a scontare la sua pena, nonostante urlasse da dietro le sbarre la sua innocenza.  La sua vita si ferma, interrompe la sua relazione, la sua famiglia si sobbarca di spese e viaggi da un carcere all’altro, la madre di Mirko nel frattempo perde la vista, le sue nipoti crescono, la vita va avanti bene o male per tutti, tranne per lui, confinato in una cella e sulle spalle l’enorme peso di due omicidi.

Per la revisione dei procedimenti c’è voluto molto tempo, un vero e proprio calvario che sembrava non potesse mai avere fine. Nel 2008 arriva la svolta, due malavitosi del clan Emmanuello, si autoaccusano per il delitto di Belladonna. La corte d’appello di Messina accetta la richiesta di revisione del processo di Mirko, ordinandone la scarcerazione. Cominciano così a vacillare tutte le ipotesi accusatorie, considerate in precedenza inconfutabili e lo stesso avviene per il secondo omicidio di cui era accusato, vengono difatti condannate altre due persone.

Nel 2012, la Corte d’Appello di Catania  revoca la precedente condanna in primo grado assolvendo risolutivamente Turco dall’accusa di omicidio.  Per Mirko è diventata definitiva anche l’assoluzione dall’omicidio Belladonna. La decisione è stata presa dalla Corte d’Appello di Messina, dopo che l’avv.  Flavio Sinatra, suo difensore,  aveva insistentemente richiesto la revisione del processo. Mirko esce di prigione all’età di trent’anni e così ricomincia la sua vita, conosce un’altra donna con la quale intraprende una relazione da cui nasceranno due figli.

Mirko ha deciso di ringraziare San. Giuseppe, facendo la carità a tre famiglie bisognose della citta e del suo quartiere.  Riesco a intercettare il suo sguardo per poco, giusto il tempo di capire che per l’emozione non riuscirà a tradurre il dolore in parole, lascio che mi parlino di questa storia le sue due nipoti, Jessica Alma e Tiziana Azzarelli. Sono emozionate anch’esse ma ad un fiato mi raccontano questa storia e mentre lo fanno hanno occhi lucidi ma fieri, loro vogliono che si sappia, che il nome dello  zio venga riscattato dall’infamia che per anni lo ha schiacciato. Tutta la famiglia si è stretta oggi intorno a lui ed anche gli abitanti del quartiere Scavone hanno riempito, colmi di gioia, casa di Mirko.

Il patrono delle cause impossibili ha reso possibile la sua libertà. Non bisogna essere credenti per forza per percepire l’emozione e l’attaccamento alla vita che Mirko ha avuto in questi anni di incredibili sofferenze. La celebrazione  votiva è simbolo del suo riscatto personale. A mezzogiorno la Santissima Trinità è arrivata davanti la porta della casa di Mirko, ha bussato per tre volte, alla terza volta la porta è stata aperta tra le urla dei presenti. Viva Gesù, Giuseppe e Maria. Viva La Libertà. Viva La Giustizia. Viva La Verità.