X AGON ESCHILEO: il resoconto dei partecipanti

“Θεοὺς μὲν αἰτῶ τῶνδ’ ἀπαλλαγὴν πόνων…”: queste sono le prime parole della tragedia Agamennone, rappresentata la prima volta nel 458 a.C., il cui prologo è stato tradotto dai ventotto partecipanti del X Agon Eschileo, svolto dal 28 Marzo all’1 Aprile e organizzato dal Liceo Classico”Eschilo”di Gela. I ragazzi di quarto e quinto anno, provenienti da Urbino, Grosseto,

Milazzo, Siderno, Locri, Crema, Agrigento, Canicattì, Bitonto, sono stati ospitati da studenti gelesi. Dopo la prova di traduzione, avvenuta giorno 29 marzo, i ragazzi sono stati portati in giro per Gela e poi a Piazza Armerina e a Taormina. La sera i ragazzi erano invitati a cene organizzate dalla scuola stessa (in particolare l’ultima cena aveva come tema il simposio).

La meritata vittoria dell’urbinate Marco Pernarella ha concluso in bellezza la settimana. “Non è stata la vittoria a farmi godere l’esperienza; quest’ultima è stata la ciliegina sulla torta. Ciò che mi è  più piaciuto è l’aver trovato degli amici veri che un giorno sicuramente rincontrerò”, afferma lui stesso dopo la vittoria. Un altro ragazzo di Urbino, Mattia Capponi, dice: “È stata una di quelle esperienze i cui ricordi non verranno trascurati o rinchiusi in un cassetto polveroso, ma che porteremo sempre nel cuore con grande gioia. Tutto memorabile: dalla traduzione alle ‘pizzate’ in compagnia, dalle uscite didattiche alle ‘gare di dialetti’ in pullman (il pugliese vince in finale con il siciliano). Tutto, tutto pazzesco.”

“L’Agon è stato un modo per confrontarsi con realtà diverse e stringere nuove amicizie. Tutto è stato favorito dalla calorosissima accoglienza dei ragazzi gelesi e delle loro famiglie”, dice Marco Calì, un diciassettenne proveniente da Adrano.

“Se penso all’esperienza dell’Agon, la parola che mi viene in mente è: emozioni. Quante ne ho vissute in soli cinque giorni! Essere a contatto con miei coetanei che condividono i miei stessi interessi e le mie stesse passioni mi ha formata come cittadina del mondo”, afferma Micol Prodi, studentessa gelese ospitante una ragazza urbinate, “consiglio quest’esperienza agli studenti dei prossimi anni”.

Chi dice che Gela è una città morta? Chi dice che la Sicilia non ha futuro e che i siciliani non vogliono aprirsi alla realtà circostante? Questa è la prova che Gela è viva ed è una città moderna.

Come ha affermato la prof.ssa Giuseppina Basta Donzelli durante la conferenza finale, grazie ad Eschilo abbiamo la possibilità di recuperare la nostra identità, identità di uomini con un grande patrimonio culturale alle spalle, che non sanno sfruttare al meglio.

Quanto al sottoscritto, ospitante del vincitore, questa esperienza mi lascia gioia ed amarezza. L’aver condiviso con un gruppo di ragazzi un’esperienza così formativa, l’essere stati quasi fratelli per una settimana, l’aver creato una comitiva di amici e l’aver scoperto di essere tutti accomunati da una stessa passione, ma al contempo tutti diversi sono stati i punti forti di questa meravigliosa avventura. Gabriel García Marquez scrive in Cent’anni di solitudine: “Non piangere perché una cosa è finita, ma sorridi perché è successa”. Questo è solo l’inizio di una bellissima amicizia: i limiti geografici sono abbattuti dalla tecnologia. Perché l’unica cosa che conta non è essere inseparabili, ma l’essere in grado di separarsi senza che nulla cambi.

Articolo di

Alessandro giudice

Alessandro Giudice